Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele

Basilica di S.Lorenzo
29-09-2020

Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele

Celebrazione eucaristica per la Polizia di Stato

Basilica di San Lorenzo

29 settembre 2020

[Ap 12,7-12a; Sal 137; Gv 1,47-51]

 

OMELIA

C’è un conflitto in atto nella storia, ci ha detto il libro dell’Apocalisse, tra il regno di Dio e le potenze del mondo. La parola di Dio ci assicura che l’esito del confronto è già deciso. Non c’è spazio per il male nel cielo: Cristo ha sconfitto Satana; se questi imperversa sulla terra, chi appartiene a Cristo, e ne è testimone, partecipa della sua vittoria sulla Croce.

La vittoria di Dio sul male si attua in forza della sua onnipotenza. Ne sono strumento gli spiriti buoni che lo circondano e l’arcangelo Michele ne è il capo. Ma nella storia, strumenti di Dio sono tutti coloro che gli appartengono. Siamo di fronte a una scelta.

Nella figura di san Michele contempliamo da una parte la protezione di Dio verso le sue creature, e ce ne sentiamo confortati, e al tempo stesso l’immagine di un atteggiamento di lotta al male che deve essere anche il nostro.

 

 

La dimensione del combattimento appartiene alla condizione umana, di fronte alle molte prove della vita, e lo è anche dell’esistenza cristiana. Lottare contro il male è missione di quanti hanno il compito di custodire l’ordine e la sicurezza nella vita sociale; una lotta che trova ulteriori motivazioni da chi nella fede riconosce nel male un’opposizione non solo all’uomo ma anche a Dio.

Ma gli arcangeli che oggi festeggiamo vedono accanto a Michele anche Gabriele e Raffaele. Quest’ultimo ci è presentato dalla Scrittura come lo strumento con cui Dio cura le ferite dei suoi figli. E anche questo da una parte ci rasserena, dall’altra ci indica una missione di presa in carico gli uni degli altri, nella cura delle inevitabili ferite della vita.

Nella missione di chi deve assicurare l’ordine sociale, non c’è solo la repressione del male, l’opporsi ai malvagi, ma anche la cura delle fragilità umane, venendo in soccorso alle vittime. Un aspetto da valorizzare nell’immagine che la Polizia di Stato offre di sé alla società e che trova particolare occasione di espressione in momenti di crisi come il presente.

 

 

Infine, l’arcangelo Gabriele, che ci ricorda che la nostra vita ha dietro di sé un disegno, quello che è nella volontà di Dio e che dobbiamo saper ascoltare e discernere. Comprendere l’orizzonte verso cui deve orientarsi la nostra vita e quella degli altri per cogliere il bene è esercizio importante, da curare mediante la crescita della nostra coscienza.

Un ultimo pensiero a partire dalle parole della pagina evangelica, in cui a Natanaele Gesù rivela che è lui la scala della comunicazione tra il mondo celeste e questo mondo, così come Giacobbe aveva visto nel sogno di Betel. Se il mondo angelico è visto come un mondo non separato dagli uomini ma, al contrario, come la volontà di Dio di entrare in dialogo con noi, tutto questo si attua però tramite la vita e la morte e risurrezione di Cristo.

Cristo diventi pertanto l’orientamento della nostra vita e ciascuno di noi si senta responsabile di essere voce di Cristo per quanti incontriamo, come custodi del bene e operatori di misericordia.

 

Giuseppe card. Betori