Santuario di Santa Verdiana Anniversario della dedicazione della chiesa

Castlfiorentino
24-10-2020

Castelfiorentino

Santuario di Santa Verdiana

Anniversario della dedicazione della chiesa

24 ottobre 2020

(Is 56,1.6-7; Sal 83; 1Cor 3,9-11.16-17; Gv 2,13-22)

 

 

OMELIA

 

Nell’anniversario dalla dedicazione di questa chiesa, un’occasione di ripensare il nostro essere chiesa di uomini e la nostra presenza nella chiesa di pietre. Ci guidano le letture bibliche.

La prima immagine che ci viene incontro è quella del profeta, che invita all’accoglienza dei lontani, all’ascolto della chiamata di tutti alla salvezza: «La mia casa si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli». Un esame di coscienza sullo slancio missionario delle nostre comunità e sulle loro capacità di accogliere. Raccogliendo le sollecitazioni di Papa Francesco a muoversi verso le periferie dell’esistenza. Un esame di coscienza anche per come le nostre liturgie sono assemblee accoglienti e capaci di parlare alla vita delle persone.

 

 

La seconda immagine è quella che ci propone san Paolo: l’edificio che si costruisce grazie alla composizione dei diversi elementi in unità. Ma l’unità non accetta un assemblaggio a tutti i costi: ha bisogno di un disegno che abbia un centro, un fondamento, che può essere solo Gesù Cristo.

Che cosa tiene unite le nostre comunità, perché non accada – come denuncia Papa Francesco – che esse assomiglino a una qualsiasi organizzazione di solidarietà? È davvero Gesù, la conoscenza di lui, la fede in lui, il fondamento della nostra Chiesa? Riportare Gesù al centro della nostra vita.

Infine la pagina severa del Vangelo. Il tempio di Dio può diventare addirittura un mercato! Questo accade quando le vedute e gli interessi umani prendono il sopravvento sulla fede. Può accadere anche tra noi.

La salvezza sta nel conformare il volto della nostra Chiesa al volto del capo della Chiesa, Gesù il crocifisso risorto. Occorre saper abitare la sofferenza con la certezza che da Dio ci è donata una vita che vince la morte.

 

 

Nelle nostre chiese fatte di pietre noi celebriamo il mistero della pasqua di Gesù, perché esso possa risplendere nella nostra testimonianza di vita: una vita che sa che il male è vinto dalla potenza del Risorto, che la morte non è l’ultima parola della vita, che tutta la vita allora deve avere come criterio di orientamento la vita eterna.

È quello che Santa Verdiana ci testimonia con la propria esistenza di santità, in cui l’offerta di sé a Dio indica a tutti l’orientamento che occorre assumere per dare senso alla nostra esistenza.

Lei lo esprime con la scelta del romitaggio, una solitudine che la rende più pronta all’ascolto di Dio e del suo amore. Una solitudine che non significa vuoto, ma al contrario sguardo penetrante nella verità profonda dell’uomo. Ella stessa lo dice: “Beato chi ti abita, o Solitudine, s’innalza al di sopra di se stesso”.

Una solitudine che peraltro non la divide dal mondo, come mostra il suo operare per la riforma della Chiesa, per la pace sociale tra le fazioni contrapposte, simboleggiate dalle due serpi che l’accompagnano.

 

 

E il suo servizio ai fratelli si completa nella guida spirituale di quanti accorrono a lei per un consiglio, in una cella che si fa ristoro dello spirito per i pellegrini che percorrono la via francigena.

Ed è anche ciò che dobbiamo cercare nell’entrare in questo chiesa che è allo stesso tempo un santuario. Non ci dovrà questo suggerire di dare una impronta spirituale al nostro agire pastorale? Una spiritualità che non sia fuga dalle responsabilità storiche, ma lasciar illuminare ogni situazione dalla luce di Dio

 

Giuseppe card. Betori