Celebrazione con rito di ammissione agli ordini sacri
Cattedrale di Santa Maria del Fiore
15 marzo 2026
Il motivo della gioia che caratterizza la quarta domenica del tempo quaresimale, detta domenica laetare, si lega per noi quest’anno non soltanto all’approssimarsi delle feste pasquali, ma anche al rito di ammissione di tre seminaristi della nostra Diocesi e di un religioso della comunità dei Figli di Dio, tra i candidati agli ordini sacri del diaconato e del presbiterato. Nel ringraziare il Signore per il dono di questi fratelli che si orientano a una preparazione più intensa per essere pronti a mettersi a servizio del Signore Gesù nella sua Chiesa, anche noi vogliamo aprirci a un ascolto più attento della Parola di Dio per lasciarci trasformare dalla grazia dello Spirito Santo ed essere così fedeli annunciatori della gioia del Vangelo.
Possiamo soffermarci nella riflessione sul testo del Vangelo di oggi immaginando di collocarci nei tre luoghi evocati dal racconto della guarigione del cieco nato: la piscina di Siloe, il luogo dell’interrogatorio, l’esterno della sinagoga nel quale l’uomo guarito viene gettato e dove incontra e vede Gesù.
Il primo luogo è quello della piscina di Siloe. Il segno della guarigione si colloca all’interno della festa delle Capanne a Gerusalemme. Le processioni alla piscina di Siloe facevano parte delle liturgie di Sukkot. Gesù chiede al cieco di unirsi alla ritualità di tutto il popolo, ma con una differenza importante: alla piscina deve andare per lavarsi, non per attingere acqua per la libagione sull’altare del tempio; deve compiere una libagione su sé stesso, come se il suo corpo fosse l’altare degli olocausti. Compiendo questo gesto il cieco inizia un percorso che lo porta progressivamente a riconoscere Gesù come il vero inviato di Dio, ad accogliere il messianismo di colui che è venuto non per essere servito, ma per servire.
Anche per noi il tempo quaresimale è l’occasione favorevole per accogliere l’invito a una vera purificazione, che non si ottiene mediante il sacrificio di animali, ma nell’accoglienza del dono gratuito di amore di colui che il Padre ha inviato per compiere le sue opere. Il nuovo tempio è il corpo di Gesù in Lui siamo santificati, come dice la bella preghiera dell’Anima Christi: “Anima di Cristo santificami, Corpo di Cristo salvami, Sangue di Cristo inebriami, Acqua del costato di Cristo lavami”. Come ci ricorda anche il Salmo: “Non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe. Come è tenero un padre verso i suoi figli, così il Signore è tenero verso quelli che lo temono” (Sal 103, 10.13).
Il secondo luogo è quello dell’interrogatorio. L’uomo guarito viene interrogato a più riprese: prima dai vicini, poi dai farisei e infine dai giudei. Le prove che sperimenta a causa della durezza delle parole che gli vengono rivolte, dell’abbandono da parte dei suoi genitori lo rendono addirittura più lucido nella fede e capace di smascherare l’ipocrisia dei suoi avversari.
Cari Cyril, Walter, Tommaso, fra Lorenzo tra poco manifesterete il vostro desiderio di impegnarvi nella formazione spirituale per divenire fedeli ministri di Cristo e del suo corpo che è la Chiesa. Papa Leone in una lettera scritta al Seminario Maggiore Arcidiocesano di Trujillo in Perù, ci ricorda l’importanza della formazione per superare le prove e le tentazioni del ministero: «Voi, candidati al sacerdozio, siete chiamati a fuggire dalla mediocrità, in mezzo a pericoli molto concreti: la mondanità che dissolve la visione soprannaturale della realtà, l’attivismo che sfinisce, la dispersione digitale che ruba interiorità, le ideologie che sviano dal Vangelo e, non meno grave, la solitudine di chi pretende di vivere senza il presbiterio e senza il proprio vescovo. Un sacerdote isolato è vulnerabile, la fraternità e la comunione sacerdotale sono intrinseche alla vocazione. La Chiesa ha bisogno di pastori santi che si donino insieme, non di funzionari solitari; solo così potranno essere testimoni credibili della comunione che predicano».
Il terzo luogo è quello che si trova all’esterno della sinagoga dove l’uomo guarito viene cacciato e dove finalmente ritrova Gesù. Ancora oggi, quando abbiamo il coraggio di andare verso le periferie possiamo incontrare il Signore che ci precede in tanti nostri fratelli e sorelle e ci evangelizza attraverso di loro. Alcuni giorni fa, un gruppo di detenuti della casa circondariale di Sollicciano ha voluto partecipare a distanza a una veglia di preghiera per le vocazioni scrivendo un testo che è stato poi inviato al Rettore del Seminario. Queste sono le loro bellissime parole: «Signore Gesù Cristo, Figlio amato del Padre, Fratello nostro. Ti ringraziamo per il tuo perdono. Ti supplichiamo: abbi misericordia di noi e delle nostre famiglie da cui siamo separati. Benedici i sacerdoti e i volontari che vengono a trovarci in prigione. Chiama a servirti nel mondo che Tu hai creato ragazzi e ragazze come frati suore sacerdoti. Persone meravigliose e necessarie per un vero cambiamento della nostra vita, della vita di chi si trova in prigione. Alcuni di noi ti dicono in verità: oggi la cosa più bella e importante che viviamo in questo carcere è la nostra vicinanza con te Gesù. Oggi, frequentando la chiesa, dentro di noi sentiamo una speranza di rinascita e non un’ombra che vaga nel nulla. Basta aprire il cuore e ascoltare i loro consigli e soprattutto la parola del nostro Signore Gesù perché è questo che loro ci donano ed è un dono meraviglioso. Questo possiamo testimoniare oggi: quando ci riuniamo nella preghiera ed iniziamo ad ascoltare ci ritroviamo fuori da queste mura, liberi. Per questo ti chiediamo che tu ne chiami ancora a servirti in questi luoghi perché sono fondamentali».
Il pane eucaristico che riceveremo ci doni la grazia di non essere ciechi davanti al dilagare dei conflitti che uccidono la speranza, di essere più audaci nel pronunciare parole e compiere gesti profetici per testimoniare che la guerra è impossibile e la pace è inevitabile.
