14-03-2026
Omelia Primi Vespri 14 Marzo 2026 per la fine Processo diocesano della causa di beatificazione di Divo Barsotti
In questi primi Vespri della cosiddetta Domenica Laetare, in cui ci rallegriamo del fatto che Cristo illumina gli occhi del nostro cuore e della nostra mente per sconfiggere le tenebre del mondo, ben si addice per la nostra Chiesa fiorentina la celebrazione dell’ultima sessione dell’Inchiesta canonica che chiude la fase diocesana del processo di beatificazione di don Divo Barsotti.
Le parole di Isaia “Rallegrati Gerusalemme”, dell’Antifona d’ingresso di questa IV Domenica di Quaresima, assumono per noi oggi un duplice significato di rallegramento e di gioia: il primo, perché siamo giunti a metà del cammino di questo tempo penitenziale di grazia e di conversione ed in modo particolare oggi, in questa Domenica Laetare, siamo tenuti a scorgere il Cristo come colui che è ‘luce del mondo’ e che illumina tutta la nostra vita; il secondo e più particolare significato di letizia è legato al fatto che stasera siamo riuniti per sancire la chiusura della fase diocesana del processo per la causa di Beatificazione del nostro don Divo. Ciò, a 20 anni dalla sua morte e a meno di 5 dalla sua indizione canonica, da parte del mio predecessore il card. Giuseppe Betori, il 25 Settembre 2021.
La nostra ‘gioia’ deriva precipuamente dalla consapevolezza di fede che riponiamo nel Figlio Incarnato che “illumina ogni uomo” (cfr. Gv 1,9), il quale aprendo gli occhi a quel “nato Cieco” di cui nel Vangelo di questa domenica, è teso ad aprire anche i nostri occhi e quelli di tutti gli uomini che s’imbattono con Lui: “eravamo tenebre: ora siamo luce nel Signore”! Così l’antifona con cui tra poco glorificheremo il Signore-Dio nel Magnificat di questi primi Vespri. Proprio perché Gesù ha guarito e vuole guarire la nostra naturale ‘cecità’, noi e tutti gli uomini siamo tenuti a non vivere più nelle ‘tenebre’ della malvagità e del giudizio omicida: “sei inescusabile, chiunque tu sia, o uomo che giudichi”, così abbiamo ascoltato da Paolo: che la luce di Cristo illumini gli ‘occhi’ del nostro cuore e della nostra mente, e gli occhi di ogni uomo, perché il fratello non odi e non metta a morte il proprio fratello!
Don Divo ha profuso tutta la sua vita, di cristiano e di sacerdote, ad essere anzitutto illuminato dalla luce di Cristo; in una preghiera contemplativa profonda e continua, in unione e in una contemplazione mistica con il suo Signore, soprattutto nell’Atto di oblazione del Cristo attraverso l’azione sacramentale della Messa: da qui per lui la considerazione della centralità dell’Eucaristia e della vita liturgica in seno alla Chiesa e precipuamente in tutta la sua vita. Lo scritto per cui egli si è fatto conoscere ai più e non solo in Italia non a caso rimane quello de Il Mistero cristiano nell’anno liturgico.
Ma ancor più egli, lasciandosi abitare dalla Luce del Cristo, si è reso a sua volta ‘lume’ della Parola di Dio e dello stesso Spirito. Nel santino della sua ordinazione sacerdotale, nel lontano 1937, egli riportava proprio questo versetto di San Paolo: “…per essere ministro di Gesù Cristo tra le genti, adempiendo il sacro ministero di annunciare il vangelo di Dio perché le genti divengano un’offerta gradita, santificata dallo Spirito Santo” (Rm 15,16). Don Divo ha cercato di vivere così il suo ministero di sacerdote, per accostare gli uomini a Dio e per essere questi a loro volta un’offerta a Dio gradita. Di certo, tutto ciò egli l’ha vissuto da mistico autentico quale lui era, sul modello di quegli anziani staretz che Dostoevskij ha reso universali, e comunque con un forte anelito alla mistica oggettiva del Verbo incarnato; come pure la sua ispirazione ad una concezione universale del cristianesimo, con una ampia apertura anche alle altre Religioni.
Noi stasera siamo lieti di portare ora a compimento, dopo pochi anni, la fase diocesana del ‘Processo’ su Barsotti, che con quest’ultima sessione trova il suo sigillo. Per tale motivo voglio ringraziare tutti coloro che si sono profusi in quest’impegno: il Giudice delegato p. Francesco Romano, il Promotore di giustizia don Francesco Chilleri; il Notaio Attuario Giovanna Muraglia Silvestri; il Notaio Aggiunto Ilaria Zipoli; il Postulatore e Portitore per la consegna degli Atti al Dicastero delle Cause dei Santi P. Agostino Ziino; il Vicepostulatore p. Serafino Tognetti, affidando a Dio e alle vostre preghiere – in particolare a quelle della sua famiglia religiosa, ‘La Comunità dei figli di Dio’ – la prosecuzione della causa di questo grande ‘spirituale’ e ‘sacerdotale’ figlio della nostra terra toscana.
