Omelia Esequie prof. Mario Primicerio

31-05-2025

Esequie prof. Mario Primicerio

Pieve Santo Stefano in Pane

Sabato 31 maggio 2025

Come viceparroco di questa parrocchia dal 1996 al 2007 ho avuto la possibilità di conoscere bene Mario che frequentava questa chiesa, partecipando assiduamente alla Messa, in particolare quella della domenica sera. Senza mai sbandierare la sua fede, incontrandolo e ascoltandolo ho sempre avuto la percezione viva della profondità del suo cammino interiore, sostenuto dalla preghiera. Una preghiera che si nutriva dell’ascolto della Parola di Dio, dalla quale traeva forza per compiere bene il bene. La sua speranza, la sua profonda capacità di saper leggere e interpretare i segni dei tempi, nascevano dalla convinzione che tutte le parole di Dio si sono compiute e si compiranno definitivamente in Gesù: “Finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto” (Mt 5,18). Sperare contro ogni speranza significava per lui, vivere la certezza che le parole delle profezie dell’Antico Testamento, in particolare quelle di Isaia che abbiamo ascoltato nella prima lettura non sono un’utopia: “Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella luce del Signore” (Is 2,4-5).

Queste parole non sono un’utopia perché la Parola di Dio non “si usa” in maniera spiritualistica per rassicurazioni a “basso prezzo”, ma – come sapeva Mario – va vissuta “a caro prezzo” nel realismo della storia. La realtà è che – anche se il tema è rimosso dai media e dal dibattito pubblico – viviamo sotto la spada di Damocle della distruzione totale che le armi nucleari rendono ogni momento possibile. Le parole di Isaia costituiscono allora una delle due alternative possibili: darsi strumenti per risolvere le crisi e i conflitti internazionali e globali con gli strumenti del dialogo e del diritto, oppure scegliere la via della guerra e – mentre si annientano centinaia di migliaia vite e si seminano distruzioni, carestie e odio – mettere a repentaglio la vita del pianeta. Lottare contro il riarmo e operare per il disarmo, liberare risorse per la solidarietà internazionale e per la costruzione di società giuste vuol dire fare spazio alla prospettiva di Isaia. Una prospettiva possibile, a portata del nostro impegno e per la quale dobbiamo confidare nella presenza amorevole di Dio!

Mario ha lavorato – come un operaio della prima ora e fino all’ultimo – in questa prospettiva di Isaia, e lo ha fatto nelle grandi come nelle piccole cose. Fra le grandi penso, ad esempio, al Forum per i problemi della pace e della guerra, al suo impegno come Sindaco di Firenze, come Presidente della Fondazione La Pira, ed anche – ultimamente – come membro del comitato scientifico dei convegni dei vescovi del Mediterraneo; le piccole cose sono note ai piccoli e a Dio ma costituiscono ora il tesoro più prezioso di cui Mario – questa è la nostra speranza cristiana – gode nella pienezza della vita promessa a tutti noi.

Nel ringraziare il Signore per il dono della vita di Mario, vogliamo accompagnarlo, così, con la preghiera più autentica che è quel culto spirituale di cui ci parla San Paolo nella lettera ai Romani: “Vi esorto dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale. Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto” (Rom 12,1-2).

Il testo delle beatitudini che abbiamo ascoltato nel vangelo di oggi è come una biografia di Gesù: è lui il povero in spirito, l’afflitto, il mite, colui che ha fame e sete di giustizia, il misericordioso, il puro di cuore, l’operatore di pace, il perseguitato a causa della giustizia. Possiamo dire che Mario ha davvero saputo accogliere questa straordinaria rivelazione di Dio in Gesù, lasciandosi amare da Lui e ha capito che il modo migliore per progredire in questa esperienza, era quello di trasmettere il dono ricevuto ad altri. Ciò lo ha fatto prima di tutto nell’insegnamento. La cattedra era per lui il suo altare in cui trasmetteva le sue competenze con professionalità, ma anche con entusiasmo e passione.

Mi vengono in mente quelle parole di Papa Francesco nell’ultimo capitolo di Evangelii Gaudium: “Io sono una missione su questa terra, e per questo mi trovo in questo mondo. Bisogna riconoscere sé stessi come marcati a fuoco da tale missione di illuminare, benedire, vivificare, sollevare, guarire, liberare. Lì si rivela l’infermiera nell’animo, il maestro nell’animo, il politico nell’animo, quelli che hanno deciso nel profondo di essere con gli altri e per gli altri. Tuttavia, se uno divide da una parte il suo dovere e dall’altra la propria vita privata, tutto diventa grigio e andrà continuamente cercando riconoscimenti o difendendo le proprie esigenze. Smetterà di essere popolo” (EG 273). Mario è stato il maestro nell’animo e poi il politico nell’animo, sempre attento alla fedeltà all’uomo creato a immagine e somiglianza di Dio, senza la quale la preghiera e la vita spirituale rischiano di diventare qualcosa di ipocrita.

Ricordo sempre con affetto una sua testimonianza su La Pira, durante un incontro con un gruppo di giovani universitari a Villa Guicciardini. Ci parlò della preghiera del sindaco santo, della raccomandazione che dava a tutti di pregare tenendo vicino a sé il mappamondo e di una sua particolare e significativa testimonianza. Una volta, parlando ai giovani entrò nell’argomento di Gesù che discende agli inferi e dunque della forza ed efficacia del suo dono di salvezza per gli uomini e le donne di tutti i tempi e di tutti i luoghi della terra. Guardandoli in faccia disse loro: “Pensate, quanta forza ci vuole per salvare Adamo ed Eva, i faraoni di Egitto, Napoleone…” Poi di colpo si fermò e dopo un attimo di silenzio, abbassando una delle sue mani e rialzandola con un gesto lento e ampio, disse: “Certo che una manina possiamo dargliela anche noi”.

Mario Primicerio sindaco, discepolo di La Pira, operatore di pace, attento ai poveri, al mondo missionario. C’è un aneddoto riguardo al suo modo di esercitare l’impegno politico come sindaco che ha il profumo di un fioretto. Mario andava a Palazzo Vecchio in bicicletta (qualche volta con lo scooter, ovviamente elettrico), saliva le scale per andare nell’ufficio del sindaco (la splendida sala di Clemente VII) e se arrivando trovava il personale delle pulizie a dare il cencio in terra riscendeva le scale, faceva il giro esterno di Palazzo Vecchio ed entrava da Via della Ninna, saliva le scale per arrivare da un’altra parte, per rispetto a chi dava il cencio in terra. Mario era anche questo!

Affidiamoci all’intercessione dei Venerabili Giorgio La Pira e Don Giulio Facibeni perché Mario possa essere accolto nelle braccia misericordiose del Padre, e perché possiamo sentirlo vicino a noi nella comunione dei santi, portando avanti gli insegnamenti e gli esempi che ci ha trasmesso, in particolare quello dell’umiltà nel servizio che ci rende davvero fecondi e vigilanti nell’attesa del giorno in cui il Signore verrà per liberarci definitivamente dal peccato e dalla morte.