Ascensione del Signore
Cattedrale di Santa Maria del Fiore
Domenica 1 giugno 2025
Possiamo immaginare i quaranta giorni durante i quali il Signore Gesù si è manifestato vivo agli apostoli con molte prove, come il tempo di insegnamento di una nuova lingua. Chi insegna deve condurre progressivamente colui che impara non solo a esprimersi nella nuova lingua, ma anche a pensare secondo le regole e i modelli di quell’idioma. Gesù risorto si manifesta agli apostoli, mostrando le ferite sul suo corpo glorioso. C’è una continuità con la sua vita terrena, ma anche una discontinuità che si rivela soprattutto per il fatto che il suo corpo non può essere trattenuto. Il giorno dell’Ascensione rappresenta la conclusione di questo corso, che segna anche l’inizio del tempo in cui Gesù si rivela non più nella carne, ma nella forza dello Spirito Santo. Il fatto che i discepoli interroghino Gesù riguardo alla ricostruzione del regno per Israele, mentre lui aveva parlato del Regno di Dio, ci rivela il cammino che resta loro da compiere.
La gioia grande dei discepoli che tornano a Gerusalemme dopo l’Ascensione, tuttavia, ci sorprende e ci interroga. Gesù stesso aveva preannunciato la loro tristezza per il fatto di non poterlo vedere dopo la sua morte ed anche noi oggi ci chiediamo come sia possibile gioire per la partenza, per il distacco di una persona cara. Le letture di oggi possono aiutarci a trovare una risposta. Ci soffermiamo su tre immagini: la nube, il testimone, il tempio.
La prima immagine della nube si trova nella prima lettura: “Detto questo, mentre lo guardavano, fu elevato in alto e una nube lo sottrasse ai loro occhi”. La nube richiama una parola pronunciata precedentemente da Gesù nella quale egli fa capire che in lui si compie la profezia di Daniele 7,13-14: “Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria”. Gesù è il Messia, giudice della storia e noi possiamo conoscerlo solo mettendoci in ascolto della sua Parola: “Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme”. C’è un regno che Gesù è venuto a instaurare e di cui attendiamo il compimento. Per entrare in esso è necessario convertirsi, cioè di cambiare di mentalità: “Chi non accoglie il Regno di Dio come lo accoglie un bambino non entrerà in esso” (Mc 10,15). Il bambino sa che il luogo dove ha una ferita è quello in cui la mamma lo bacia. Chi si lascia accogliere dall’amore fedele e incondizionato da Dio riceve da lui la grazia di uno sguardo più lucido sul mondo e sulla storia, capace di discernere le scintille di bene che ci permettono di sperare.
La seconda immagine è quella del testimone: “Riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra”. Il testimone si riconosce per il fatto che racconta qualcosa che ha visto, non semplicemente imparato. Proprio per questo, nella Solennità dell’Ascensione, la Chiesa ci invita a riflettere sulla qualità del nostro modo di comunicare la buona notizia. Nel messaggio per la 59° Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, Papa Francesco ci invitava a riflettere sul testo di 1 Pietro 3,15-16: “È interessante notare che l’Apostolo invita a rendere conto della speranza «a chiunque vi domandi». I cristiani non sono anzitutto quelli che “parlano” di Dio, ma quelli che riverberano la bellezza del suo amore, un modo nuovo di vivere ogni cosa. È l’amore vissuto a suscitare la domanda ed esigere la risposta: perché vivete così? Perché siete così?”.
La terza immagine è quella del tempio che si trova nella conclusione del Vangelo di oggi: “Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio”. Gesù torna al Padre benedicendo e i discepoli, a loro volta, benedicono Dio.
Il Vangelo di Luca si era aperto con un episodio ambientato nel tempio di Gerusalemme e si chiude nello stesso luogo, con una importante differenza. Se infatti Zaccaria era uscito muto e impossibilitato a benedire, ora invece i discepoli trasmettono la benedizione, invitando a adorare in spirito e verità in quel nuovo tempio che è il corpo del Signore Gesù.
Un giorno un professore di una prestigiosa università, al termine del suo corso, si rivolse agli studenti dicendo come di consueto: «Ci sono delle domande?». Uno studente alzò la mano e disse: «Signore, ho una domanda: qual è il senso della vita?». Qualcuno tra i giovani presenti, che stava per uscire dalla sala, si mise a ridere. L’insegnante guardò a lungo lo studente, facendo una rapida indagine interiore per vedere se si trattava di una domanda seria. Capì che lo era. Allora prese la parola: «Vi rispondo». Fece uscire dalla tasca dei suoi pantaloni uno specchietto rotondo, non più grande di una moneta da 1 euro. Disse: «Ero un bambino durante la guerra. Un giorno, mentre camminavo, vidi sul bordo della strada un grande specchio rotto, ridotto in pezzi. Allora presi la decisione di raccogliere il pezzo più grande. Eccolo, nelle mie mani. Iniziavo a giocare con questo specchio e cadevo in estasi davanti alla possibilità di girare la luce riflessa, negli angoli più bui, dove il sole non splende mai: buchi profondi, crepe, ripostigli. Ho tenuto il piccolo specchio. Quando sono diventato adulto ho capito che non era solo un gioco da ragazzi, ma un simbolo di ciò che avrei potuto fare nella vita. Anch’io sono un pezzo di uno specchio che non conosco nella sua interezza. Con quello che ho, però posso inviare la luce, la verità, la comprensione, la conoscenza, la bontà, la tenerezza, negli angoli più oscuri del cuore degli uomini e cambiare qualcosa in qualcuno. Forse altri vedranno e faranno la stessa cosa. Questo è il senso della vita per me.
Aiutaci, Padre, a crescere nelle fede nel tuo Figlio che non si è separato dalla nostra condizione umana, ma ci ha preceduti nella dimora eterna per darci la fiducia serena che dove è lui, capo e primogenito, saremo anche noi sue membra, uniti nella stessa gloria. Amen
