Omelia Celebrazione con ordinazioni

18-05-2025

Celebrazione con ordinazioni

Cattedrale di Santa Maria del Fiore

18 maggio 2025

Celebriamo l’Eucaristia in questa quinta domenica del tempo pasquale, rendendo grazie al Signore per il dono di tre nuovi preti per la nostra Arcidiocesi. L’ascolto e la meditazione della Parola di Dio che è stata proclamata ci permette di accogliere la grazia dello Spirito per vivere in modo sempre più fedele e gioioso la nostra risposta alla chiamata del Signore risorto, nell’adempimento del ministero assegnato ad ognuno. Possiamo soffermarci su tre verbi che troviamo nelle letture di oggi: glorificare, amare, aprire.

Il primo verbo (“glorificare”) è tipico dell’evangelista Giovanni: “Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito”. Con questo verbo nel quarto vangelo si indica una rivelazione che cambia la relazione di Dio con l’uomo, rendendo Dio accessibile per una vita nuova. Sant’Ireneo di Lione aveva ben intuito questa idea quando diceva che la gloria di Dio è l’uomo vivente, aggiungendo poi: “la vita dell’uomo consiste nella visione di Dio”.

Nel testo di oggi vengono indicati come due momenti di questa glorificazione che potrebbero riferirsi alle due fasi della vita di Gesù: la sua manifestazione in Galilea, in particolare a Cana, la sua morte a Gerusalemme. Tenendo conto del contesto, sembra preferibile interpretare la prima glorificazione con riferimento a tutta la vita terrena di Gesù e vedere nella seconda glorificazione un’allusione al suo ritorno dopo l’Ascensione al cielo. Il tempo della Chiesa, quello che noi viviamo, non è caratterizzato dall’assenza di Gesù, ma dalla sua glorificazione da parte del Padre. Il Signore Gesù continua a rendersi presente nel mondo e la preghiera ci aiuta a leggere e interpretare i segni dei tempi nell’attesa del suo ritorno nella gloria.

Cari Jean Claude, Pietro e Giovanni Luigi, quando tra poco manifesterete davanti a tutta la comunità cristiana la vostra volontà di assumere gli impegni del ministero presbiterale, vi chiederò: “Volete insieme con noi, implorare la divina misericordia per il popolo a voi affidato, dedicandovi assiduamente alla preghiera, come ha comandato il Signore?”. Implorare la misericordia per il popolo nella preghiera significa aiutare quanti ci sono affidati a riconoscere che apparteniamo tutti a Gesù buon pastore e che nessuno può strapparci dalla sua mano: “Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre”.

Il secondo verbo è quello che sta al centro del dono del comandamento nuovo: “Come io vi ho amati, così anche voi amatevi gli uni gli altri”. Questa parola di Gesù si trova come incastonata in mezzo agli annunci del tradimento di Giuda da una parte e del rinnegamento di Pietro dall’altra. Questo ci permette di capire fin dove si spinge l’amore. “La misura dell’amore è amare senza misura”, diceva Sant’Agostino.

La novità del comandamento consiste nel fatto che l’amore è anzitutto un dono che riceviamo da Dio. La parola greca kathòs può essere infatti tradotta più fedelmente con “perché”, piuttosto che “come”. “Perché io vi ho amati, così anche voi amatevi gli uni gli altri”. Nel commento all’inno alla carità di 1 Cor 13, Papa Francesco ci ha lasciato un testo molto bello sulla bellezza dell’amore, sul suo dinamismo contro-culturale che si manifesta soprattutto nella capacità di scusare: “Tutti siamo una complessa combinazione di luci e ombre. L’altro non è soltanto quello che a me dà fastidio. È molto più di questo. Per la stessa ragione, non pretendo che il suo amore sia perfetto per apprezzarlo. Mi ama come è e come può, con i suoi limiti, ma il fatto che il suo amore sia imperfetto non significa che sia falso o che non sia reale.

È reale, ma limitato e terreno. Perciò, se pretendo troppo, in qualche modo me lo farà capire, dal momento che non potrà né accetterà di giocare il ruolo di un essere divino né di stare al servizio di tutte le mie necessità. L’amore convive con l’imperfezione, la scusa, e sa stare in silenzio davanti ai limiti della persona amata”. La conversione sinodale della Chiesa comincia proprio dall’imparare a curare le relazioni fraterne fra preti, riconoscendo l’importanza del presbiterio e della fraternità sacerdotale. Solo così possiamo essere annunciatori credibili dell’amore di Dio.

Il terzo verbo è “aprire”. Lo troviamo nella prima lettura che ci presenta il resoconto alla fine del primo viaggio missionario da parte di Paolo e Barnaba: “Appena arrivati, riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede. E si fermarono per non poco tempo insieme ai discepoli”. Cari Jean Claude, Pietro e Giovanni Luigi ciò che caratterizza la vostra vita e il vostro ministero è proprio l’apertura alla dimensione missionaria, vissuta in particolare in tre continenti: l’Asia, l’Africa e l’Europa, da dove siete venuti o nei quali siete approdati, per rendere ragione della speranza che è in voi. Nei riti esplicativi, quando vi consegnerò la patena e il calice per la celebrazione della Messa, vi inviterò a conformare la vostra vita al mistero della croce di Cristo. Il Signore che ha aperto la porta del nostro cuore ci invita a mantenerla aperta, aiutando i nostri fratelli e sorelle a combattere la tentazione di chiudersi in sé stessi. (La relazione profonda con Lui apre sempre nuovi orizzonti di luce e di gioia intorno a noi).

Un giovane aveva la mania di aprire tutte le porte ogni volta che si trovava in una nuova casa.

Una sera di estate volle aprire l’ultima porta di una casa nella quale era entrato per la prima volta. Ed ecco che questa porta si affacciava su un meraviglioso lago. Il giovane era estasiato, poi fu assalito da un sussulto di terrore con il riflesso di ripartire subito chiudendo tutte le porte dietro a sé. Ma alla fine sollevata la porta dai cardini la depose nel lago e la trasformò in una zattera per raggiungere l’altra riva del lago.

Aiutaci Signore a ricordare che ti rendiamo gloria quando aiutiamo i nostri fratelli e sorelle a vivere in pienezza. Fa che amandoci gli uni gli altri sappiamo suscitare intorno a noi il desiderio di aprirsi alla fede in Te che fai nuove tutte le cose.