Convegno CEI economi diocesani

17-03-2009


 


 


 


1. Nel cammino quaresimale un ruolo centrale viene ad assumerlo l’esperienza del perdono. Su questo tema si soffermano le letture di oggi.


La prima lettura ci riporta all’epoca dell’esilio babilonese, quando la distruzione della monarchia davidica e l’assenza del tempio sembravano far crollare tutte le certezze del popolo. Ma è in queste condizioni di oscurità e di abbandono che la fede trova il momento in cui far valere le sue ragioni e aprire spazi di speranza. Non una fede qualsiasi, ma una consapevolezza stringente di come la situazione in cui si è gettati non nasce dal caso ma da un voluto allontanamento da Dio, con le conseguenti responsabilità personali e sociali, cui non si può sfuggire. Non il caso ha distrutto il popolo, né una vendetta divina, ma il popolo stesso ha operato la propria distruzione allontanandosi da Dio. Solo questa consapevolezza etica può aprire le porte alla irruzione della grazia, che si manifesta come dono del perdono, del riconquistato incontro con il volto di Dio. E nella fede l’attesa del perdono non diventa semplice auspicio e desiderio, ma certezza della fedeltà di Dio verso il suo popolo.


Scopriamo in tal modo le linee fondamentali della struttura della vita di fede, che dalla coscienza del peccato risale alla fiducia in Colui che può usare su di noi misericordia e ci apre alla speranza. Non va neanche dimenticato che questa logica della consapevolezza e della speranza è anche la logica vincente nelle vicende umane, che sradicate dai loro riferimenti etici e rinchiuse nelle sole possibilità dell’uomo non ci lasciano futuro.


 


 


 


Vale anche per una corretta impostazione degli affari economici, dove senza etica si scivola inevitabilmente nelle frodi, che distruggono i beni e depauperano tutti. Sono vicende di questi giorni, come pure di questi giorni deve essere la convinzione che una impostazione delle vicende economiche secondo parametri che eccedono gli interessi individuali e vanno oltre il semplice tornaconto sono premianti per sé e per tutti.


2. Ma torniamo al tema del perdono, per verificare nella pagina del vangelo come il perdono a noi donato è un perdono esigente, che ci chiama a una irradiazione del perdono verso il prossimo, senza confini. Non le tre volte della casuistica ebraica, né le sette volte del generoso Pietro, ma il sempre di Gesù, che rovescia la logica di vendetta che fu di Lamec nella Genesi. Un perdono senza confini, che diventa condizione perché il perdono di Dio rimanga in noi, come precisa la successiva parabola narrata da Gesù.


Non possiamo infatti dimenticare che queste parole di Gesù si collocano all’interno di quel capitolo 18 del vangelo secondo Matteo dedicato alla vita della comunità dei discepoli del Signore. In questa comunità non è pensabile una comunione senza perdono, perché essa è formata da uomini e donne concreti, segnati dal peccato e bisognosi quindi del perdono, di quello del Padre e di quello dei fratelli. La comunione non è possibile al di fuori del perdono; non si istituisce tra ‘spiriti belli’, ma tra uomini concreti, segnati dal peccato e quindi bisognosi del perdono. La logica del vangelo di Gesù scommette sulla positività della misericordia, che superando ogni egoismo, è capace di costruire relazioni positive nel mondo e quindi un mondo più buono per tutti.


 


 


 


 


E anche in questo caso la prospettiva evangelica ha un suo valore non soltanto nella sfera propriamente religiosa, ma anche in quella culturale, lasciando comprendere che un mondo più unito e in cui il male viene superato nel dono reciproco è una risorsa per tutti e non la perdita per qualcuno. Ciò vale pure per il modo con cui ci poniamo di fronte al dato economico, non come un bene da lacerare, così che alla fine ci rimanga in mano un brandello inutilizzabile, ma un bene da condividere, in cui si cresce insieme perché si è pronti a comprendere e perdonare.


Ma non dobbiamo dimenticare che questo squarcio di piena umanità è possibile solo a partire da quell’apertura del cuore a Dio, che ci fa sperimentare perdonati e perciò pronti al perdono. La questione di Dio resta sempre il principio di tutto.