Saluto convegno “Bene, gratitudine e memoria”

10-09-2025

Saluto

Bene, gratitudine e memoria / חֵסֵד, הכרת הטוב וזיכרון

Sala Sadun, via Farini

10 settembre

Volentieri porgo il mio saluto per questa giornata ‘Bene, gratitudine e memoria’ che richiama nel titolo stesso – con parole molto dense per la Scrittura e le nostre tradizioni – il desiderio di fare memoria, la riconoscenza del bene ricevuto e del bene fatto. Può essere l’occasione di riflettere sul tema del fare memoria. Cerco di farlo in cinque brevi passaggi. Spero che vi siano in qualche modo utili oggi in cui si riflette sui gesti di salvezza, fede ed umanità, avvenuti nei giorni terribili della seconda guerra mondiale e della persecuzione antisemita.

Una prima dimensione della memoria è quella del ricordo: “Ricordati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere […]” (Dt 8,2). Il ricordare è fondamentale nelle nostre tradizioni per essere persone e comunità sagge, consapevoli della propria storia personale e comunitaria, di quanto è successo in tale storia, di quanto il Signore ha fatto per noi, spesso per mano di fratelli e sorelle. Il ri-cordo, come emerge dalla parola italiana stessa, ha a che fare con il cuore (cor, cordis, kαρδιά), con un cuore che ascolta, attento, che cerca la saggezza, la mitezza, la bontà. Solo tale lavoro profondo del cuore può aprire cammini personali e comunitari di bene duraturo e nonviolento.

Una seconda dimensione – quella di un ricordo responsabile – è bene espressa in un testo di Papa Francesco, Fratelli tutti, al n. 249 che mi permetto citare per esteso:

È facile oggi cadere nella tentazione di voltare pagina dicendo che ormai è passato molto tempo e che bisogna guardare avanti. No, per amor di Dio! Senza memoria non si va mai avanti, non si cresce senza una memoria integra e luminosa. Abbiamo bisogno di mantenere «la fiamma della coscienza collettiva, testimoniando alle generazioni successive l’orrore di ciò che accadde», che «risveglia e conserva in questo modo la memoria delle vittime, affinché la coscienza umana diventi sempre più forte di fronte ad ogni volontà di dominio e di distruzione». Ne hanno bisogno le vittime stesse – persone, gruppi sociali o nazioni – per non cedere alla logica che porta a giustificare la rappresaglia e ogni violenza in nome del grande male subito. Per questo, non mi riferisco solo alla memoria degli orrori, ma anche al ricordo di quanti, in mezzo a un contesto avvelenato e corrotto, sono stati capaci di recuperare la dignità e con piccoli o grandi gesti hanno scelto la solidarietà, il perdono, la fraternità. Fa molto bene fare memoria del bene.”

Si tratta qui di una memoria tenace, che ha il desiderio di trasmettere alle nuove generazioni, che ha il senso delle vittime della storia umana, una memoria che non desidera vendetta e ulteriore violenza. In tale quadro è davvero importante ricordarsi del male subito e di quello inferto, così come custodire il ricordo di chi ha fatto il bene.

Questo apre ad una terza dimensione della memoria, quella della possibilità. Afferma Papa Francesco di riferirsi: “al ricordo di quanti, in mezzo a un contesto avvelenato e corrotto, sono stati capaci di recuperare la dignità e con piccoli o grandi gesti hanno scelto la solidarietà, il perdono, la fraternità”. Tale memoria è importante perché ci rende consapevoli che in situazioni terribili, senza apparenti alternative e facili vie d’uscita, in cui l’unica legge poteva sembrare quella della violenza o della salvezza personale c’è chi ha scelto in maniera differente. Persone che, grazie ad uno sguardo buono e ad un cuore sensibile, hanno immaginato, scelto e quindi posto in essere scelte alternative, hanno visto possibilità che molti non riuscivano a vedere e a pensare, hanno così salvato vite.

Una quarta dimensione della memoria è che anch’essa – come tutte le cose umane – ha i suoi pericoli. Gli storici, gli psicologici e anche i maestri di vita spirituale spesso ricordano che vi sono i pericoli delle distorsioni della memoria, della confusione e della poca chiarezza, di una memoria selettiva che ricorda solo aspetti della realtà, di una memoria che si costruisce ‘contro’ qualcuno. In tal senso sappiamo bene dalla storia dell’esistenza del rischio che la memoria sia invasa da narrazioni con secondi fini politici, identitari, violenti che inquinano e ammalano il ricordo personale e collettivo. In questo senso la memoria del perdono, della bontà, del soccorso, del bene ricevuto e del bene fatto – come prova di fraternità e come segno della grazia, della חֵסֵד, della fedeltà misericordiosa di Dio – irriga il nostro cuore e illumina la coscienza collettiva di un senso di bene, di gratitudine che ci può guarire dalle non-verità e dalle tentazioni di odio e rivalsa che spesso ci abitano.

Infine una quinta dimensione che mi interroga è quella della memoria del futuro. Come sappiamo dalla riflessione filosofica e teologica c’è un futurum come estensione del passato ma vi è nella comprensione biblica un modo di pensare al futuro come adventus ossia come il futuro che origina da Dio che ci viene incontro nel suo regno. Il futuro non è quindi deciso solo a partire dalla storia già scritta o in corso, ma vi è la possibilità di un futuro aperto ad una novità, alle promesse e al mistero di Dio. Come dice il profeta Isaia nel bel capitolo 62: c’è un ricordo nostro e un ricordo rivolto a Dio stesso che ha come contenuto le sue promesse, la venuta del suo regno dove tutti gli umili della terra saranno sollevati e soccorsi. Il ricordo è quindi anche questo: apertura al regno di Dio che viene, alle sue novità, alle possibilità di bene e di conversione che ci pone davanti. È il ricordo attivo e inquietante che la nostra vita non è tutta qui, certo si svolge e si compie qui, ma in vista del regno di Dio, del suo giudizio, del suo amore per ogni uomo e donna sulla faccia della terra.

Il vostro lavoro di ricostruzione di momenti importanti di bene compiuto in tempi bui è importante. Nutro la fiducia che ci possa aiutare a crescere intellettualmente, spiritualmente e umanamente verso un senso del bene, di riconoscenza e di una memoria responsabile e vigile.