Omelia. Natività della Beata Vergine Maria

08-09-2025

Natività della Beata Vergine Maria

Basilica della Ss.ma Annunziata

8 settembre 2025

Celebriamo nella gioia la festa della Natività della Beata Vergine Maria all’interno dell’anno giubilare, invocando la sua intercessione perché ci aiuti ad accogliere la pace che è dono dello Spirito Santo, così da poter essere anche noi nella nostra città, nel nostro mondo strumenti di riconciliazione e pellegrini di speranza.

Nell’ultimo paragrafo del capitolo quinto di Evangelii Gaudium, Papa Francesco presenta Maria come la stella della nuova evangelizzazione: «Ella si è lasciata condurre dallo Spirito, attraverso un itinerario di fede, verso un destino di servizio e fecondità» (EG 287).

Le letture della Messa di oggi ci invitano a contemplare la figura di Giuseppe come un modello per ognuno di noi nell’accogliere il bambino Gesù insieme a sua madre, a rivivere questi tre momenti accennati: la guida dello Spirito, il cammino di fede, la fecondità del servizio.

La guida dello Spirito. Come Maria, anche Giuseppe è chiamato ad aprirsi alla novità dello Spirito Santo che lo conduce ad accogliere la nuova giustizia portata da Gesù: «Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 5,20).

Traducendo più fedelmente il versetto 19 del capitolo 1, l’evangelista Matteo dice esattamente: “Giuseppe poiché era un uomo giusto, ma non voleva accusarla pubblicamente”. Fino a quel momento la giustizia per Giuseppe consisteva nell’osservanza della legge che prevedeva la lapidazione in caso di adulterio. Lo Spirito Santo permette a Giuseppe di accogliere quella giustizia nuova che consiste nell’obbedienza della fede.

San Paolo ne parlerà in modo esaustivo nella lettera ai Romani: “Il termine della Legge è Cristo, perché la giustizia sia data a chiunque crede” (Rom 10,4). Lo Spirito Santo ci permette di uscire dalla mondanità spirituale asfissiante, ci libera dal rimanere centrati su noi stessi, nascosti in un’apparenza religiosa vuota di Dio (cfr. EG 98). Le parole che l’angelo rivolge a Giuseppe sono quelle che ripete anche a noi oggi: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa”.

Siamo vicini alla ripresa dell’anno accademico e come ogni anno a Firenze riemerge sempre più il problema dei giovani che non riescono a trovare un alloggio. Il Signore ancora oggi si manifesta nel mondo attraverso le persone più deboli e fragili e allora vorrei dire a ognuno: “Non temere di fare spazio nella tua casa per accogliere, per offrire speranza a chi cerca faticosamente di realizzare un sogno. Dio stesso ti visiterà attraverso quella persona e ti donerà la sua vera giustizia, cioè la sua salvezza”.

Il cammino di fede. L’itinerario che Maria e Giuseppe sono invitati a percorre è quello dell’accoglienza del messianismo di Gesù che forse, all’inizio, non corrispondeva perfettamente alle loro attese. La salvezza portata da Gesù consiste nella remissione dei nostri peccati, proprio per questo l’angelo dice a Giuseppe: “E tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati”.

Qualcuno ha suggerito di aggiungere nelle litanie della Vergine Maria un titolo ispirato al vangelo di Luca, laddove si dice che “da parte sua custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19). Maria la “symballousa” cioè la concordante, la con-collegante che è capace di mettere insieme la parola di Dio ascoltata dall’angelo insieme a quella che le giunge attraverso gli eventi della vita.

Anche noi siamo invitati a mettere insieme le parole e i segni che il Signore ci dona per aiutarci a prendere coscienza del suo amore sempre più grande del nostro cuore. È importante lasciarci interpellare e spiazzare da quei gesti di amore gratuito che talvolta percepiamo intorno a noi, che non fanno notizia e che ci aiutano a progredire nella consapevolezza della forza del bene capace di infondere gioia e di vincere il male con la forza della mitezza e della misericordia.

Talvolta sono proprio i più giovani che ci interpellano con il loro esempio, la loro coerenza, scuotendoci dal nostro torpore, dalle nostre mediocrità. Un giorno il padre di San Pier Giorgio Frassati, direttore della Stampa di Torino, confidò a un redattore: “Pier Giorgio mi dà soggezione, come se fossi di fronte a uno più anziano di me”.

La fecondità del servizio. Il testo del vangelo di oggi si chiude con la citazione della profezia di Isaia 7 di cui l’evangelista annuncia il compimento: “Ecco la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele che significa Dio con noi”.

Un servizio particolarmente importante che siamo chiamati a vivere oggi è quello di mantenere viva la speranza nel nostro mondo, proprio partendo dalla fede in Gesù che è venuto, e verrà ed è sempre con noi tutti i giorni fino alla fine dei tempi. Come ci ha ricordato San Paolo nella prima lettura, noi sappiamo che egli fa concorrere tutto al bene. Si tratta di vivere la speranza nel cammino della pace. Come ha detto papa Leone: «La pace non è un’utopia spirituale: è una via umile, fatta di gesti quotidiani, che intreccia pazienza e coraggio, ascolto e azione. E che chiede oggi, più che mai, la nostra presenza vigile e generativa».

Quando era giovane professore all’Università di Lovanio, padre Suenens amava molto il suo ministero di insegnamento. Un giorno, Papa Pio XII lo scelse come Vescovo ausiliare di Bruxelles. Stupito per questa chiamata, ricevette subito le congratulazioni dei suoi confratelli, dei suoi amici e gli incoraggiamenti dei suoi studenti. Anche il re del Belgio gli inviò un telegramma. Quando, molto tempo dopo gli venne chiesto di far memoria di quel giorno, raccontò di un gesto di simpatia che gli aveva fatto molto piacere. Disse: “Un amico andò a trovare mia madre anziana a casa portandole un mazzo di fiori. Da quel giorno ho capito meglio la devozione nei confronti della Vergine Maria. Se noi ci volgiamo a lei, non è per allontanarci da suo Figlio. Al contrario, ci volgiamo a lei per far piacere a lui. In quel momento lui è sicuramente toccato, come io fui toccato quel giorno là”.

Santa Maria Madre di Gesù e Madre nostra anche noi oggi vogliamo offrirti un fiore, dicendoti il nostro desiderio di collaborare con te e con tuo Figlio nell’impegno per una pace disarmata e disarmante. Aiutaci a disarmarci da ogni atteggiamento aggressivo e violento nei confronti del nostro prossimo, fa che sappiamo perdonare di cuore quanti ci hanno fatto del male. Donaci di lasciarci guidare dallo Spirito Santo, di camminare nella fede e di vivere la fecondità del servizio mantenendo viva la speranza nell’amore del Padre che ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio, perché chi crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.