Rito del Mandato degli animatori pastorali

09-10-2022

Cattedrale di Santa Maria del Fiore

Rito del Mandato degli animatori pastorali

9 ottobre 2022

[Am 7,12-15; Lc 10,38-42]

 

 

OMELIA

 

La nostra riflessione scaturisce da due letture che rinviano rispettivamente alla catechesi biblica che viene proposta agli adulti in questo anno pastorale, il testo del profeta Amos, e al Cammino sinodale che la nostra diocesi condivide con le altre Chiese in Italia, la pagina su Gesù a Betania tratta dal vangelo secondo Luca. Due testi che ci aiutano a collocare il servizio ecclesiale che ci apprestiamo a svolgere per le nostre comunità.

Il testo di Amos sta a ricordarci che questo servizio non nasce, non può nascere e non deve nascere da una nostra iniziativa ovvero da un nostro proporci ai fratelli e alle sorelle con cui condividiamo il cammino ecclesiale, ma deve essere riconosciuto come un dono di Dio, una chiamata a cui rispondere con umiltà e generosità.

Al sacerdote Amasia che vuole impedire ad Amos di esercitare il suo ufficio di profeta a Betel, questi risponde che non può venir meno alla volontà di Dio su di lui, alla chiamata che ha cambiato la sua vita.

C’è una duplice tentazione da superare: anzitutto quella di pensare che il servizio sia un’espressione di noi stessi, delle nostre capacità, perfino della nostra generosità; e poi quella di esitare, indietreggiare, venir meno in un impegno che chiede una compromissione della nostra vita.

La radice del nostro servizio è in Dio. Lui dobbiamo ascoltare per comprenderlo come una chiamata e verificarne così l’autenticità. Lui dobbiamo testimoniare di fronte a un mondo che in non pochi contesti lo dimentica, lo rifiuta, si oppone alla sua parola.

Ma se questa è la nostra radice, essa va costantemente rinnovata, rivitalizzata, fatta fiorire, attraverso una intensa vita spirituale, nutrita di parola di Dio, di sacramenti, di esercizio del discernimento della sua presenza viva nella comunità e nella storia.

Partendo da questa base occorre poi collocare il nostro servizio nel contesto del Cammino sinodale della Chiesa, che quest’anno si lascia ispirare dal racconto su Gesù a Betania. Nel racconto evangelico ritroviamo gli elementi che devono dare forma alla Chiesa oggi e quindi al nostro servizio ecclesiale. Le indicazioni della C.E.I. li sintetizzano così: cammino, ascolto, accoglienza, ospitalità, servizio, casa, relazioni, accompagnamento, prossimità, condivisione.

Insieme a Gesù camminano i suoi discepoli, uomini e donne, «predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio» (Lc 8,1): un gruppo di persone, peccatori e gente comune, che hanno risposto alla sua chiamata, che con Gesù si pongono sulle strade di tutti, per condividere «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi», dice il Concilio (GS, 1).

Un cammino in cui ci si lascia accogliere, là dove si apre una porta di condivisione, che non si sceglie, ma in cui ci si lascia scegliere. Senza precluderci alcun ambiente, in specie quelli più marginali e “lontani”, in cui si accetta di essere posti a rischio, non potendo essere noi a determinare tutto, come accade a Gesù.

Ma a Betania per Gesù l’accoglienza è segnata dall’amicizia e dalla fraternità. È l’immagine di una piena comunità di fede, così come noi sogniamo le nostre comunità: accoglienti, capaci di condividere, anche se non prive di tensioni, come quella che si genera tra Marta e Maria. Alla radice della tensione non c’è, come si è spesso inteso, l’opposizione tra dimensione attiva e contemplativa del discepolato, ma il fatto che la prima viene vissuta da Marta con un capovolgimento tra mezzi e fine. Marta è talmente presa, «distolta» (Lc 10,40), da quanto sta facendo da dimenticare perché e soprattutto per chi lo fa, Gesù. Ma va osservato che lo stesso può accadere nella sfera della spiritualità, quando il nostro io psichico prende il sopravvento sulla presenza di Cristo e l’esperienza dello Spirito di Cristo si traduce in un vago spiritualismo disincarnato, che ci fa perdere il volto di Gesù nei fratelli. Solo la centralità di Cristo dà equilibrio a ogni esperienza ecclesiale e salva il servizio da uno svilimento funzionale. Non siamo funzionari del sacro o della carità, ma riflesso per gli altri del nostro incontro con Cristo. Da questo incontro prendono forma autentiche relazioni comunitarie.

Di qui il primato dell’ascolto, a cui Gesù richiama Marta. Questo primato ci salva dal diventare mestieranti del servizio ecclesiale, perché solo dall’ascolto possiamo apprendere il modo con cui va esercitato. Un ascolto di Cristo nella Parola, un ascolto di lui nei fratelli e nelle vicende della storia. Un cammino di discernimento dei segni dei tempi, illuminati dallo Spirito. Un discernimento da compiere ciascuno secondo la propria vocazione e il proprio ministero, che affidiamo al Padre per l’intercessione di Maria e dei nostri santi.

 

Giuseppe card. Betori