Presentazione del Signore

02-02-2022

Festa della Presentazione del Signore
Giornata Mondiale della Vita Consacrata

2 febbraio 2022
Cattedrale di Santa Maria del Fiore
[Ml 3,1-4; Sal 23; Eb 2,14-18; Lc 2,22-40]

OMELIA

La giornata mondiale della vita consacrata invita la comunità cristiana a riflettere sul dono che Dio fa alla Chiesa chiamando tanti nostri fratelli e sorelle a vivere più da vicino il rapporto con Cristo mediante l’attuazione dei consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza. Nella riflessione ci guidano le letture bibliche proposte dalla liturgia, che culminano nella pagina evangelica che narra l’ingresso del Figlio di Dio divenuto uomo nel suo Tempio.
È un momento di ulteriore rivelazione e manifestazione del Verbo incarnato, ma è anche un momento in cui questa esistenza del Figlio di Dio nel tempo appare da subito come un’offerta di sé, al Padre e, in lui, all’umanità.

Fare della propria vita un’offerta è il significato della consacrazione, ritenere cioè che la vita si realizzi non tenendola per sé stessi ma donandola a Dio e ai fratelli. Gesù nella sua predicazione fa di questo ciò che qualifica l’esistenza del discepolo. “Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà” (Mt 16,25).
Ma non solo dobbiamo guardare a Gesù come modello di donazione di sé: dobbiamo guardare anche a quanti lo circondano, per capire come noi possiamo incontrarlo e riconoscerlo. Perché questo è l’unico scopo significativo della nostra vita, come insegna Simeone.
E lo stesso Simeone insegna che a Gesù può condurci solo l’illuminazione dello Spirito Santo. La preghiera allo Spirito, che è il dono per eccellenza del Padre, come afferma Gesù – “Il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!” (Lc 11,13) –, è il primo dovere della vita consacrata.

Un secondo elemento del racconto evangelico è il riferimento alla passione del Signore. Già dalla sua infanzia Gesù è segnato dalla prospettiva della croce.
È questa a dare senso alla sua esistenza. Solo nella croce anche la nostra esistenza prende senso ultimo.
Ma anche per noi la vita donata diventa segno di contraddizione nel mondo. Anzi, la misura della verità della croce sta nell’emergere della contraddizione, che è il prezzo che dobbiamo pagare alla nostra autenticità.
Infine, come per Anna, incontrare Gesù fa sorgere un irrinunciabile bisogno di parlare di lui agli altri, di farsene testimoni. In questa proiezione missionaria si compie il senso della vita consacrata.
Voglio concludere facendo mie le parole con cui Papa Francesco concluse l’omelia in questa festa tre anni fa:

«Ecco la vita consacrata: lode che dà gioia al popolo di Dio, visione profetica che rivela quello che conta. Quand’è così fiorisce e diventa richiamo per tutti contro la mediocrità: contro i cali di quota nella vita spirituale, contro la tentazione di giocare al ribasso con Dio, contro l’adattamento a una vita comoda e mondana, contro il lamento – le lamentele! –, l’insoddisfazione e il piangersi addosso, contro l’abitudine al “si fa quel che si può” e al “si è sempre fatto così”: queste non sono frasi secondo Dio. La vita consacrata […] è vita nuova. È incontro vivo col Signore nel suo popolo. È chiamata all’obbedienza fedele di ogni giorno e alle sorprese inedite dello Spirito. È visione di quel che conta abbracciare per avere la gioia: Gesù».
Parole che valgono come esortazione e auspicio.

Giuseppe card. Betori