III Domenica di Pasqua – “Francesco Live”
Basilica di Santa Croce
19 aprile 2026
Oltre il limite la pace è il titolo del meeting Francesco live di questo anno, nell’ottavo centenario del transito di San Francesco. Per noi cristiani la pace ha un nome che è quello di Gesù, come ci ricorda un bel testo di San Paolo Apostolo: “Egli, infatti, è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne” (Ef 2,14).
Il testo del vangelo della Messa di oggi vuole aiutarci a entrare in comunione con il Signore risorto, a superare il limite dei nostri occhi impediti a riconoscerlo, del nostro cuore lento a credere, della nostra mente ristretta incapace di aprirsi alla verità dell’amore di Dio testimoniato dalle Scritture e di giungere così alla pace.
Tre verbi caratterizzano lo stile con cui Gesù si manifesta. Il primo è il verbo avvicinarsi: “Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro”. È l’attitudine del buon samaritano che si fa prossimo, si avvicina a ognuno di noi, ci raggiunge nei nostri limiti. Diceva Papa Francesco nell’enciclica Fratelli tutti: “[Il Samaritano] si è fermato, gli ha donato vicinanza, lo ha curato con le sue stesse mani, ha pagato di tasca propria e si è occupato di lui. Soprattutto gli ha dato una cosa su cui in questo mondo frettoloso lesiniamo tanto: gli ha dato il proprio tempo. Sicuramente egli aveva i suoi programmi per usare quella giornata secondo i suoi bisogni, impegni o desideri. Ma è stato capace di mettere tutto da parte davanti a quel ferito, e senza conoscerlo lo ha considerato degno di ricevere il dono del suo tempo” (FT 63). La spiegazione delle Scritture ci permette di conoscere intimamente Gesù come un amico fedele che si avvicina: “Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria”. La gloria di Dio è la manifestazione del suo amore fedele e incondizionato, asimmetrico proprio come quello che Gesù rivela a Zaccheo quando gli dice: “Scendi subito perché oggi devo fermarmi a casa tua” (Lc 19,5).
Il secondo verbo è quello che descrive il gesto fondamentale che permette ai due discepoli di riconoscere Gesù: “spezzare”: “Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro”. È il verbo utilizzato nel miracolo della moltiplicazione dei pani, o meglio nella condivisione dei pani. Con esso si esprime la novità del Vangelo: c’è più gioia nel dare che nel ricevere. Il male si vince solo con il bene, è questo il dinamismo contro-culturale dell’amore. Come ci ricorda Papa Leone, in un bel testo che parla di limiti da valicare: “L’amore cristiano supera ogni barriera, avvicina i lontani, accomuna gli estranei, rende familiari i nemici, valica abissi umanamente insuperabili, entra nelle pieghe più nascoste della società. Per sua natura, l’amore cristiano è profetico, compie miracoli, non ha limiti: è per l’impossibile. L’amore è soprattutto un modo di concepire la vita, un modo di viverla. Ebbene, una Chiesa che non mette limiti all’amore, che non conosce nemici da combattere, ma solo uomini e donne da amare, è la Chiesa di cui oggi il mondo ha bisogno” (DT 120).
Il terzo verbo è “sparire”, più precisamente “diventare invisibile”: “Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero.
Ma egli sparì dalla loro vista”. Gesù diventa invisibile, sale al Padre per rendersi presente in ogni tempo e in ogni luogo e per educarci a crescere in una fede in Lui che si manifesta in una libera risposta al suo amore. Quanto più saremo coraggiosi nel fidarci della sua Parola, amando come Lui ci ama, tanto più sapremo riconoscerlo accanto a noi.
Ogni anno il papà di Martino lo portava dalla nonna per trascorrere le vacanze estive, e poi tornava a casa sullo stesso treno il giorno dopo. Un giorno il bambino disse ai genitori: «Ormai sono grande posso andare da solo a casa della nonna?» Dopo una breve discussione i genitori accettarono. Fermi in stazione in attesa della partenza del treno, i genitori di Martino lo salutano dandogli alcuni consigli mentre Martino ripeteva loro: «Lo so me l’avete detto più di mille volte». Il treno sta per partire e suo padre mormora al suo orecchio: «Figliolo se ti senti male o insicuro questo è per te», mettendogli qualcosa in tasca. Ora Martino è solo, seduto sul treno proprio come voleva senza i suoi genitori per la prima volta. Ammira il paesaggio dalla finestra, intorno a lui alcuni sconosciuti parlano, fanno molto rumore, entrano ed escono dal vagone. Il capotreno fa alcuni commenti sul fatto che è da solo. Una persona lo guarda con tristezza. Martino ora si sente male. Ogni minuto che passa. Ora ha paura, abbassa la testa, si sente messo all’angolo e solo, con le lacrime agli occhi allora ricorda che suo padre gli ha messo qualcosa in tasca. Tremante cerca quello che ha messo suo padre, trova il pezzo di carta sopra c’è scritto: «Figliolo sono sull’ultimo vagone».
Aiutaci Signore a non aver paura di attraversare il limite per andare con coraggio verso il prossimo ed essere così strumenti di pace. Tu ci ripeti: “Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).
