Memoria di S. Cecilia

Celebrazione eucaristica per i 30 anni di presenza a Firenze della Fraternità Missionaria Verbum Dei
22-11-2023

San Michele Arc. Visdomini

Memoria di S. Cecilia

Celebrazione eucaristica per i 30 anni di presenza a Firenze

 della Fraternità Missionaria Verbum Dei

22 novembre 2023

(2Mac 7,1.20-31; Sal 16; Lc 19,11-28)

 

 

OMELIA

 

Nella parabola appena ascoltata, il terzo servitore interpellato dal re confessa di aver avuto paura e, proprio così, è rimasto inoperoso conservando la sua moneta in un fazzoletto. Quello che a prima vista sembrerebbe un atteggiamento di estrema prudenza si rivela, piuttosto, viltà generata da una visione erronea e da un pregiudizio che il servitore ha nei confronti del sovrano.

Questa parabola viene utilizzata da Gesù per mettere in guardia da un altrettanto ridotta comprensione del nostro personale rapporto con Dio. Afferma Papa Francesco: «Questa parabola ci fa capire quanto è importante avere un’idea vera di Dio. Non dobbiamo pensare che Egli sia un padrone cattivo, duro e severo che vuole punirci. Se dentro di noi c’è questa immagine sbagliata di Dio, allora la nostra vita non potrà essere feconda, perché vivremo nella paura e questa non ci condurrà a nulla di costruttivo; anzi, la paura ci paralizza, ci autodistrugge» (Papa Francesco, Angelus, 19 novembre 2017).

Ciò che ha orientato il terzo servitore nel suo rapporto col padrone e, quindi, nella sua “gestione” della moneta, è stata, infatti, la paura di non essere trovato “a posto”; egli era preoccupato solo che il suo signore non avesse niente da rimproverargli e, in questo modo ha sprecato il dono ricevuto: una moneta ho ricevuto, una moneta ho conservato, una moneta restituisco. Ma è proprio questa logica “conservativa” che Gesù con la sua parabola vuole contestare.

L’immagine della moneta alla quale Gesù ricorre nel suo racconto – un’immagine concretissima e quotidiana – rimanda a tutto quello che il Signore dona all’uomo: i suoi doni di grazia. Fra questi beni di Dio comunicati all’uomo, il più concreto e prezioso di tutti è certamente lo stesso Signore Gesù, l’Emmanuele, il Dio presente in mezzo a noi. La moneta affidata dal re a ciascuno dei suoi servi è immagine di ciò che Dio partecipa di suo all’uomo: la stessa vita divina, lo Spirito di Cristo, è il grande dono di grazia di Dio agli uomini. Esprime tutto questo con chiarezza san Paolo, quando nella sua lettera ai Romani ricorda: «non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!» (Rm 8,15).

La paternità di Dio, il dono della sua grazia in Cristo è al cuore dell’annuncio evangelico che voi, come Fraternità Missionaria Verbum Dei, siete inviate a portare agli uomini del nostro tempo.

In positivo questo è indicato dalla parabola nell’atteggiamento dei primi due servitori, che hanno “investito” e messo in gioco la moneta ricevuta facendola fruttare. A loro il re non solo non chiede indietro il guadagno, ma li ricompensa in un modo che ci appare del tutto sproporzionato: li rende partecipi della sua stessa signoria affidando loro intere città. Chi accoglie ciò che Dio dona nella persona del Figlio è chiamato a sperimentare una pienezza e ricchezza di vita altrimenti impossibili.

Nel battesimo abbiamo ricevuto in dono la possibilità di conformarci a Cristo: questa possibilità di comunione con la stessa vita divina è il solo vero tesoro della vita. Chi sempre nuovamente si accorge di questo dono ricevuto sperimenta una conoscenza autentica di Dio, come colui che desidera la comunione con la sua creatura e, per questo, si dona ad essa.

È questa immagine autentica del Dio con noi che la vostra Fraternità missionaria Verbum Dei, di cui oggi rendiamo grazie a Dio per i trent’anni di presenza nella nostra diocesi, vuole annunciare agli uomini e alle donne del nostro tempo. In questo modo le vostre Scuole della Parola continuano a rendere viva e presente oggi l’urgenza stessa di Cristo testimoniata dalla parabola: riconoscere come il nostro rapporto con lui non è all’insegna di una paura, di una generica bravura da dover conquistare facendo il meno possibile per timore di sbagliare, quello con il Risorto è, piuttosto, un rapporto amoroso in cui ogni volta egli riprende iniziativa con noi dandoci tutto, anche laddove i nostri tentativi falliscono fino a scoprire, come ci ricorda spesso Papa Francesco, che «il luogo privilegiato per l’incontro con Gesù Cristo sono i propri peccati» (Papa Francesco, Meditazione mattutina, 4 settembre 2014). Al contrario, è colui che vuole essere trovato senza errore, “a posto”, come il terzo servitore della parabola, che si preclude la possibilità di scoprire che Dio è misericordia e che la sua Parola, il Figlio incarnato e risorto, è sempre presente, sempre si dona e sempre è efficace.

Tale Parola continuate ad annunciare: se oggi vogliamo rendere grazie solennemente per il vostro servizio nella Chiesa fiorentina – un dono prezioso per tanti, che in diversi modi si sono riavvicinati a Dio attraverso la preghiera ed il servizio missionario, e di questo vi siamo grati – al contempo vogliamo affidare al Signore il futuro di questa esperienza.

Che il vostro raccogliervi in fraternità attorno alla Parola efficace di Dio possa sempre più farvi accogliere il dono della sua grazia, affinché sentiate sempre più vere e vostre le parole pregate nel salmo «Ci sazieremo, Signore, contemplando il tuo volto» e, proprio così, possiate essere testimoni di cosa realmente fa fruttare la vita per tutti gli uomini e le donne che incontrerete.

 

Giuseppe card. Betori

Arcivescovo di Firenze