Festa della Natività della Beata Vergine Maria

Basilica della Ss.ma Annunziata
08-08-2021

Basilica della Ss.ma Annunziata

8 settembre 2021

Festa della Natività della Beata Vergine Maria

[Mi 5,2-5; Sal 86; Rm 8,28-30; Sal 12; Mt 1,1-16.18-23]

 

OMELIA

L’apostolo Paolo rilegge la storia umana come il luogo in cui si manifesta l’amore di Dio e la risposta degli uomini. L’odierna festa della Natività di Maria Santissima ci permette di fare una sosta di riflessione su questo cammino, che trova una tappa fondamentale appunto nella nascita della fanciulla di Nazaret chiamata a diventare la Madre del Figlio di Dio.

Dio si fa presente in modo personale nella storia umana all’interno della concatenazione dei fatti del mondo. Gesù nasce infatti sì per opera dello Spirito Santo, ma nasce da una donna, la cui nascita a sua volte si colloca all’interno del susseguirsi delle generazioni nel popolo di Israele.

Lo ricorda la prima parte del vangelo odierno, che propone la catena di generazioni che da Abramo giunge fino a Giuseppe, per poi passare al legame che questi istituisce con Maria da cui, per opera dello Spirito Santo, nasce Gesù.

 

 

Per l’evangelista Matteo è importante assicurare, tramite Giuseppe, legittimità giuridica all’appartenenza di Gesù al popolo di Dio. Ma senza la continuità biologica, assicurata da Maria, e non da Giuseppe, neanche l’appartenenza giuridica potrebbe essere possibile. Di qui, se il ruolo di Giuseppe è decisivo per fare di Gesù un israelita, altrettanto decisivo è il ruolo di colei che, divenendone la Madre nel tempo, colloca Gesù, Figlio di Dio e figlio di Maria, nella storia e gli offre il tessuto di umanità che lo fa fratello di ogni uomo e figlio del popolo di Dio.

L’elezione della giovane fanciulla di Nazaret si inscrive nel disegno d’amore di Dio verso il suo popolo e verso l’umanità tutta. Sentire Dio partecipe della storia degli uomini trova particolari ostacoli oggi nella cultura egemone, la cui pretesa secolaristica vorrebbe condurci a vivere come se Dio non ci fosse. L’uomo contemporaneo pensa che la presenza di Dio sia troppo invasiva per la sua autonomia e che pertanto per salvare la libertà dell’uomo occorra allontanare Dio dal suo orizzonte di comprensione della vita e di costruzione della civiltà.

 

 

Ne abbiamo riflessi anche nell’attuale dibattito attorno al tentativo di introdurre nella legislazione l’assistenza al suicidio, più precisamente l’omicidio del consenziente. È in gioco la presunzione dell’assoluta disponibilità di noi a noi stessi, a prescindere da ogni legame sociale, fondato su un comune legame di vita, che il credente riconosce in Dio padre di tutti. Se non c’è un disegno sull’umanità, si apre lo spazio a farsi ciascuno disegno a sé stesso senza dover rispondere ad alcuno, una libertà senza responsabilità.

Occorre poi dire che il posto di Dio nella storia umana è messo alla prova anche dalle sofferenze che si è costretti ad attraversare. Il mistero del male continua a interrogarci, particolarmente in questi giorni nelle morti e nelle sofferenze causate dalla pandemia, ancor più nelle stragi e nella negazione della dignità e dei diritti dell’uomo. A questo mistero di dolore l’unica risposta che ci è data è quella con cui Dio stesso è venuto a condividerlo nella vita e nella croce di Gesù, aprendo l’esistenza umana alla risurrezione. In questo senso egli è il Dio-con-noi.

 

 

A questo volto di Gesù ci orienta la Vergine Maria, invitandoci con il suo stesso esempio ad assumerne i tratti di obbedienza alla volontà del Padre, di umile nascondimento nel dono di sé, di dono di sé stessi ai fratelli.

Nella contemplazione del mistero di Maria, fin dalla sua nascita, siamo così ricondotti alla fede e alla contemplazione del Figlio suo, nel rispetto di quello che è il ruolo della fanciulla di Nazaret nella storia della salvezza: offrire e indicare Cristo all’umanità. Di questo ruolo di Maria abbiamo particolarmente bisogno oggi, in tempi in cui non manca chi confonde l’esperienza della fede con l’adesione a un catalogo di precetti ovvero a una visione del mondo con scarso peso nelle vicende sociali. L’esperienza di fede è invece essenzialmente un incontro con la persona di Cristo, a cui l’umanità di Maria offre le fattezze umane e quindi la possibilità di una presenza storica. Scoprire Gesù e il suo volto, passando attraverso il volto di Maria, è il messaggio che dobbiamo accogliere da questa festa.

Giuseppe card. Betori