Omelia Veglia Pasquale

04-04-2026

Veglia Pasquale

Cattedrale di Santa Maria del Fiore

4 aprile 2026

Nella parte finale del canto dell’Exultet, con cui abbiamo iniziato la nostra celebrazione, abbiamo espresso la nostra fede attraverso una bella invocazione: “Ti preghiamo dunque, o Signore, che questo cero, offerto in onore del tuo nome per illuminare l’oscurità di questa notte, risplenda di luce che mai si spegne. Salga a te come profumo soave, si confonda con le stelle del cielo. Lo trovi acceso la stella del mattino, quella stella che non conosce tramonto: Cristo tuo Figlio che risuscitato dai morti fa risplendere sugli uomini la sua luce serena e vive e regna nei secoli dei secoli”.

La luce del Risorto è una luce serena, una luce gentile che sembra sempre più difficile da scorgere davanti alle fitte tenebre del nostro mondo dominato dall’oscurità e dalla barbarie delle guerre.

Il vangelo di Matteo non si sofferma a descrivere la reazione dei discepoli alla testimonianza delle donne che annunciano di aver visto Gesù risorto, ma gli altri evangelisti non ci nascondono la loro incredulità: “Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse” (Lc 24,11). Davanti ai drammi della nostra storia, anche noi viviamo la tentazione di cedere alla paura, al pessimismo e ci sentiamo sempre più impotenti di fronte al male che sembra dilagare come una fatalità inevitabile. L’ascolto della Parola di Dio e la celebrazione dei sacramenti ci aiutano a fare memoria della nostra salvezza, a ricordare che Gesù è venuto e tornerà alla fine dei tempi. Come ci ricorda un celebre testo del Concilio Vaticano II: “Coloro, pertanto, che credono alla carità divina, sono da lui resi certi che la strada della carità è aperta a tutti gli uomini e che gli sforzi intesi a realizzare la fraternità universale non sono vani” (GS 38). Il testo del Vangelo di questa notte ci presenta come un viaggio in tre tappe: il sepolcro, la strada dal sepolcro verso il cenacolo dove erano i discepoli, la Galilea dove Gesù li precede.

Nella descrizione dell’apparizione dell’angelo alle donne l’evangelista fa ricorso al linguaggio apocalittico. Il su scopo non è tanto quello di descrivere la risurrezione (nessun vangelo canonico lo fa), ma quello di offrirci delle chiavi di comprensione dell’evento. La manifestazione di Dio rivela ciò che si nasconde nel cuore delle persone. Le guardie apparentemente forti sono in realtà deboli, si lasciano facilmente corrompere, come mostra il seguito della storia. Per questo cadono a terra scosse e tramortite. Le donne, invece, manifestano la loro forza, restando in piedi, diventando così apostole degli apostoli. La Parola di Dio illumina la nostra storia presente, segnata purtroppo ancora da profonde diseguaglianze. Le violenze di genere che, nonostante le leggi e gli altri sforzi della nostra società, non accennano a diminuire nel nostro paese, rivelano come le derive autoritarie nelle relazioni umane siano una piaga aperta da curare e risanare con la massima urgenza e attenzione da parte di tutti. Il cammino sinodale che stiamo vivendo nella Chiesa, a vari livelli, è una bella opportunità per essere testimoni della bellezza di camminare insieme, mettendosi a servizio gli uni degli altri. Per accogliere Gesù risorto, per adorarlo come vero Dio, è necessario il coraggio di “profanare gli idoli”, come quelli dell’avere del potere, dell’apparire. Una bella poesia di Emily Dickinson andrebbe letta da chiunque detenga un ruolo di responsabilità: “Io sono nessuno e tu chi sei? Sei nessuno anche tu? Allora siamo in due! Non dirlo! Si saprebbe in giro, poi! Quanto è brutto essere qualcuno! Quanto è volgare ripetere il tuo nome -per tutto giugno- come una rana a un pantano che sta ad ammirare”. Profanare gli idoli significa riconoscere che è volgare ripetere il proprio nome tutto il giorno, ignorando o dimenticando quello delle persone che ci sono vicine.

È interessante osservare che la manifestazione di Gesù risorto avviene sulla strada cha va dal sepolcro al cenacolo, il luogo dove si trovavano i discepoli. Gesù viene incontro alle donne, che stanno camminando con timore e gioia grande. Questi sentimenti contrastanti che abitano in loro alludono al tema del combattimento spirituale. L’apostolo Giovanni nella sua Prima Lettera dice: «Nell’amore non c’è timore, al contrario l’amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell’amore» (1 Gv 4,18). La fede in Gesù risorto va sempre insieme alla fede nella sua misericordia. Quanto più noi ci lasciamo avvolgere dal suo amore fedele ed eterno, tanto più riusciamo a percepire che «la sua risurrezione non è una cosa del passato; contiene una forza di vita che ha penetrato il mondo» (Papa Francesco, EG 276), a superare così i timori dei nostri peccati.

Dopo il sepolcro e la strada, il terzo luogo al quale l’evangelista fa riferimento è quello della Galilea, evocata per due volte nelle parole dell’angelo prima e poi in quelle di Gesù: “Non temete; andate a annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno”. Andare in Galilea significa ripartire dalle periferie, assumendo lo stile di Gesù. La Galilea è il distretto dei gentili, il luogo di frontiera dove, al tempo di Gesù, il popolo d’Israele era più vicino ai pagani. Lì Gesù si manifesta come il Salvatore di tutti. Questo invito vale anche per noi oggi, chiamati ad avere il coraggio della vigilanza, davanti alle menzogne con cui si giustificano i conflitti o si fomentano le divisioni far i popoli. Il battesimo di Francesca e Luigina, che celebreremo tra poco, ci ricorda la dignità altissima che Gesù ci dona attraverso i sacramenti, di cui possiamo prendere sempre più coscienza quando seguiamo Lui solo. Concludo con una bella poesia di Trilussa: “Conterò poco, è vero: – diceva l’Uno ar Zero – ma tu che vali? Gnente: propio gnente. Sia ne l’azzione come ner pensiero rimani un coso voto e inconcrudente. Io, invece, se me metto a capofila de cinque zeri tale e quale a te, lo sai quanto divento? Centomila. È questione de nummeri. A un dipresso è quello che succede ar dittatore che cresce de potenza e de valore più so’ li zeri che je vanno appresso”.

Signore tu sei quell’uno che ci chiami a seguirti per renderci partecipi della tua natura divina e ci aiuti a diventare quel granello di polvere capace di bloccare i meccanismi perversi di violenza e di disumanità del nostro mondo.