Mission in Terra Africana

Giudicate voi.
Dal luglio 2013 mi sono chiesto quali sono i reali motivi che hanno fatto scatenare un acceso dibattito attorno al reality show Mission ideato da RAI, UNHCR Italia, e la Ong Intersos. L’idea di far conoscere al gran pubblico la realtà di milioni di persone che languiscono nei campi profughi sparsi nel mondo é di per se interessante quindi non vi sarebbero motivi di ostacolarla. Eppure una petizione lanciata lo scorso luglio da uno studente universitario per bloccare la messa in onda della trasmissione ha raggiunto in pochi giorni oltre 90.000 firme e contemporaneamente il mondo del volontariato e delle Ong italiane si é schierato contro gli ideatori di Mission dando vita ad una frattura ormai insanabile tra due schieramenti opposti e poche possibilità di riconciliazione e dialogo.Da una parte abbiamo la maggioranza delle Ong che si schierano contro Mission definendola senza mezzi termini “Pornografia Umanitaria”, dall’altra assistiamo ad una difesa ad oltranza della trasmissione portata avanti dai suoi promotori.“Abbiamo vissuto Mission, e lo stiamo vivendo, per quello che è: un tentativo innovativo di programma di prima serata, diretto quindi al vasto pubblico, per presentare alcuni temi sociali a partire da quello dei rifugiati; facendolo in modo piacevole ma anche con la massima attenzione e il massimo rispetto per le persone, la loro sofferenza, la loro dignità, rendendole protagoniste nel raccontarsi.”, informa il Presidente di Intersos Nino Sergi.“Per quanto concerne l’utilizzo di personaggi noti, la RAI ha deciso di coinvolgere dei volti noti del mondo della TV in quanto sono persone che hanno grande familiarità con il pubblico delle prime serate di RAI 1, quindi ritenuti capaci di avvicinare le famiglie italiane al dramma dei rifugiati.”, spiega l’ufficio stampa UNHCR Italia in una lettera a noi indirizzata.Dinnanzi a questo serio dibattito il sottoscritto e un collega giornalista italiano E.Z. abbiamo deciso di indagare in due paesi africani dove sono state girate delle puntate di Mission: la Repubblica Democratica del Congo e il Sud Sudan.Le indagini effettuate sul terreno, la raccolta di alcune testimonianze di cooperanti Intersos e i documenti video che abbiamo ricevuto offrono, a nostro avviso, un quadro chiaro, lucido ed imparziale di cosa é realmente successo durante le riprese di Mission in terra africana che aiuta a comprendere se questa trasmissione abbia la qualità necessaria e se i VIP coinvolti siano stati in grado  di far conoscere in modo appropriato  al grande pubblico il dramma dei rifugiati sparsi nel mondo come sostengono i suoi promotori. Nella nostra inchiesta ci siamo anche soffermati su come sono state coinvolte le autorità locali e il rispetto delle leggi in vigore per l’accreditamento giornalistico nei due Stati Sovrani africani.Per correttezza giornalistica dal 18 ottobre scorso abbiamo inviato una serie di email a Dinamo Comunicazioni Srl (società incaricata dalla RAI per girare le riprese di Mission), UNHCR Italia e Intersos al fine di garantire un corretto approfondimento su questo innovativo sperimento di comunicazione umanitaria, Mission, permettendo ai promotori di partecipare e integrare l’articolo relativo alle indagini sulla trasmissione effettuate in Africa prima della sua uscita, evitando così notizie-mostro. Alcuni di loro hanno preferito il silenzio, altri delle non-risposte e altri ancora hanno dimostrato la loro disponibilità e serietà dando la loro versione che sarà fedelmente riportate nei due  articoli dedicati a Mission in terra Africana.Iniziamo con la pubblicazione di un estratto delle riprese della puntata di Mission in Congo, teoricamente girate nei dintorni di Doruma, all’est del paese come ci ha ufficialmente confermato l’ufficio stampa di UNHCR Italia. Il video, ci é pervenuto da un cooperante di Intersos che ha chiesto di essere protetto dall’anonimato.Dopo averlo sottoposto a verifiche tecniche per assicurarci della sua autenticità, lo rendiamo pubblico in anteprima affinché ognuno di noi si possa fare un’idea favorevole o contraria alla trasmissione non sulla base di un acceso quanto giusto e fondato dibattito su principi e valori all’interno del mondo del volontariato italiano, ma sulla base di un frammento di questa trasmissione.Sottoposto alla visione della comunità congolese in Uganda, il video sembra contenere molti dubbi sulla località esatta delle riprese che potrebbe non essere Doruma. La comunità congolese é concorde nell’affermare che non si tratta di un campo profughi ma di un tranquillo villaggio congolese non toccato dalla guerra. La scena iniziale con la Barale che aiuta in cucina ha alte probabilità di essere stata girata in una abitazione privata.Il video, anche se di breve durata, mostra una dimensione di finto-reality realizzato a metà strada tra gioco, fiction, isola dei famosi, in una atmosfera familiare, tranquilla e gioiosa impossibile da trovare in un campo profughi. I protagonisti sono solo i VIP impegnati in pseudo-lavori manuali preparati ad hoc che mostrano il lavoro dell’operatore umanitario come banale e che chiunque potrebbe improvvisare, persino Paola e Filiberto.Raramente si vedono gli operatori umanitari e i rifugiati sembrano essere dei semplici e tranquilli paesani, per meglio dire delle comparse pagate che non hanno nulla a che vedere con rifugiati, bambini soldato e donne schiavizzate da miliziani: i “veri protagonisti” di Mission secondo i suoi ideatori.VIDEO CLIP Mission: Anteprima video Paola Barale, Emanuele Filiberto di Savoia con UNHCR e Intersos in RD CongoDomani seguirà un articolo inerente agli esiti delle indagini condotte nella Repubblica Democratica del Congo e nella Repubblica del Sud Sudan al fine di illustrare le metodologie utilizzate per la realizzazione delle riprese e il superamento di certe difficoltà burocratiche africane… Di Fulvio FeltramiGiornalista Freelance
Kampala, UgandaFonte: http://africanvoicess.wordpress.com/2013/11/25/mission-in-terra-africana-in-anteprima-il-video-giudicate-voi/