I poveri accanto ai potenti

Avevano un posto riservato accanto ai potenti della terra. Anzi erano ancora più vicini all’altare, più vicini a Papa Francesco, che li ha voluti accanto a sé nel giorno in cui è iniziato il suo ministero petrino.
Sergio Sanchez, cartonero, vestito con la tuta blu e verde che utilizza per raccogliere i materiali da riciclare abbandonati dalla gente per le strade di Buenos Aires; José María del Corral, direttore del programma Escuela de vecinos e Buenos Aires ciudad educativa promossi a Buenos Aires durante l’episcopato di Bergoglio; e suor Ana Rosa Sivori, religiosa, Figlia di Maria Ausiliatrice, che da 46 anni è missionaria in Thailandia, dove aiuta i bambini a crescere e a formarsi come bravi cristiani e cittadini: tre persone semplici, comuni, che hanno vissuto questa giornata come una gioia grande, una delle poche – dirà Sanchez – di un’esistenza di stenti.
Non indossavano gli abiti della domenica, ma quelli che usano tutti i giorni, nell’ordinarietà della loro esperienza di vita. Tra la suora e il Pontefice, in particolare, c’è un legame di parentela: sono cugini di secondo grado.
Ha svolto la sua missione nel nord est della Thailandia, dopo essere stata anche nella capitale Bangkok. Fra due anni festeggerà il cinquantesimo di professione religiosa. “Il Papa non mi ha telefonato di persona – ha detto – ma sa che sono qui. Sicuramente, mi chiederà cosa ci faccio. È sempre così con lui”.
Direttamente da Buenos Aires è arrivato Sergio Sánchez, rappresentante dei cartoneros riuniti nel Movimiento trabajadores excluidos (Mte). La sua conoscenza con il Pontefice risale a circa cinque anni fa, quando più dura era la lotta per il riconoscimento della dignità dei lavoratori. “L’unico che ci ritrovammo a fianco – ci ha detto – fu padre Bergoglio. Anche lui lottava contro le diverse forme di schiavitù cui erano sottoposti i lavoratori, contro la tratta degli esseri umani usati come macchine da produzione”.
José María del Corral, invece, è legato a Papa Francesco mediante due iniziative – delle quali è direttore – dedicate all’educazione dei giovani della capitale argentina. Ci ha spiegato che l’Escuela de vecinos è nata dodici anni fa, per impulso del cardinale Bergoglio, il quale “riteneva che i giovani non fossero indifferenti a quello che succedeva intorno a loro, anzi dovessero parteciparvi come vicini, cioè come cittadini”. Così è stato organizzato “il primo gruppo interreligioso, composto da ragazzi provenienti da scuole secondarie cattoliche, evangeliche ed ebraiche. Discutevano di problemi comuni, come droga, violenza, illegalità, insicurezza e hanno imparato a capire che insieme avrebbero potuto fare qualcosa di utile”. La loro diversa appartenenza religiosa non li spaventava; anzi scoprirono che proprio “la diversità era la cosa più attraente”.