In preparazione delle Settimane Sociali Torino 12/15 settembre 2013 Famiglia e sistema di welfare C’è bisogno di Comunità – La rete integrata del volontariato familiare dell’ambito ecclesiale e delle associazioni di ispirazione cristiana nella visione relazionale PremessaE’ una realtà drammatica quella delineata dalla recente ricerca Istat sulle condizioni di povertà assoluta e relativa in cui milioni di famiglie sono precipitate, e al tempo stesso di estrema preoccupazione appaiono le crescenti disuguaglianze economiche per i soggetti più deboli e fragili, cui si accompagna sempre più di frequente la scarsità e, non di rado, l’assenza di relazioni che generano isolamento e spegnimento interiore morale e spirituale.C’è dunque oggi un maggiore bisogno di comunità e di prossimità, ed è questa una realtà che interpella in particolare il volontariato familiare che fonda il proprio impegno su carismi e vocazioni espresse sia nella partecipazione associativa che negli organismi dell’ambito ecclesiale impegnati nel sociale. Una prima riflessione sul Come realizzare un’autentica solidarietà nei confronti delle famiglie ferite o in difficoltà e valorizzare le esperienze associative solidaristiche tra famiglie, proposta dal documento preparatorio, ci riconduce alla Dottrina Sociale della Chiesa che pone la Solidarietà come principio a fondamento della concezione cristiana della organizzazione sociale e politica. E’ appunto in questo principio di carità sociale che hanno posto le loro radici i forti moventi ideali del volontariato familiare e la più che ventennale esperienza interassociativa del Forum delle Associazioni Familiari, richiamata nel documento stesso. Da ricerche recenti condotte su un rappresentativo campione di giovani e adulti in tema di solidarietà e impegno nel sociale, la quasi totalità afferma di offrire il proprio aiuto senza riserve alle persone in difficoltà e di orientare il loro agire con senso comunitario, rivolto all’altro come persona con i suoi bisogni specifici e la propria storia personale. Tutti manifestano una naturale vocazione generativa anche in campo sociale, radicata nel complesso delle esperienze e del patrimonio educativo della propria famiglia, riconoscendo e affermando il valore centrale delle relazioni sociali.Infatti la maturazione solidaristica dello spirito di servizio, la permanenza e fedeltà negli ideali associativi del volontariato familiare, sono strettamente legati alla gratificazione del lavoro svolto e alla soddisfazione che genera la relazione con l’altro. E’ il frutto prezioso della gratuità, l’eccedenza intenzionalmente insita nel come piuttosto che sul che cosa l’azione esprima, nella reciprocità del dare e del ricevere in una visione relazionale che genera e accresce capitale sociale, la ricchezza più grande per una comunità. Nella reciprocità del dono sostenuta dalla fede sta infatti la parte migliore di ciascuno che nessuno può togliere. Tuttavia, se c’è voglia e soprattutto bisogno di comunità, come sostiene Zygmund Bauman con toni amari, significa che il capitale sociale disponibile è insufficente rispetto al crescente bisogno, ed è oltretutto distribuito sul territorio in modo frammentato, disuguale e di frequente non facilmente fruibile, per carenza di comunicazione, da parte di tante persone e nuclei familiari a forte rischio isolamento. Ma in tal modo, senza reti di sostegno si restringono sempre più gli spazi e le occasioni di socializzazione, mentre con l’avanzare dell’età aumenta la vulnerabilità sotto il profilo relazionale, in particolare per le persone e i gruppi sociali che hanno livelli più bassi di scolarizzazione e maggiori difficoltà ad attivarsi per ricercare contatti e soluzioni. Ma il carattere originale e positivo della rete di sostegno del volontariato familiare è il dono offerto alle persone di essere riconosciute ciascuna nella propria unicità, dignità, stima e far loro sentire di essere importanti per chi accoglie, ascolta e si prende cura, condizioni queste essenziali per recuperare fiducia e sentirsi ancora parte della comunità. La proposta del Forum Una alleanza tra organismi dell’ambito ecclesiale impegnati nel sociale e associazioni del volontariato di ispirazione cristiana, per dare più speranza al futuro delle nostre famiglie. Le reti di sostegno-prossimità e il principio di sussidiarietàDunque le reti di sostegno e prossimità sono strumento di promozione del capitale sociale nella dimensione comunitaria, in un contesto sociale caratterizzato da forte frammentazione e individualismo, i veri avversari della nostra visione relazionale. La presenza e il rafforzamento delle reti di solidarietà sono il paradigma del nuovo Welfare, che più agevolmente può rendersi visibile ed efficace nelle comunità locali ove agisce una buona società civile grazie a rapporti più stretti tra le persone. In tali contesti più facilmente può essere riconosciuta la rilevanza sociale del loro impegno e valorizzata la loro presenza da parte delle Istituzioni, sempre più aperte e disponibili, per la scarsità delle risorse disponibili, a promuovere e sviluppare con le reti del volontariato familiare e gli organismi del terzo settore più ampie forme di collaborazione per l’offerta dei sevizi, in applicazione del principio di sussidiarietà. Compito del Forum, come organismo di rappresentanza e coordinamento della rete associativa presente con le proprie strutture su tutto il territorio, è anche di favorire l’attivazione e il rafforzamento delle reti di sostegno e prossimità intorno alle persone e famiglie in difficoltà, in particolare nelle area socio-sanitaria e dei compiti di cura, ambito nel quale si vanno riducendo i livelli di assistenza da parte del Servizio pubblico. E’ in questo ambito che si aprono prospettive di una più efficace presenza in particolare per il volontariato familiare e il terzo settore. Un preciso orientamento e linee di indirizzo in tal senso si ritrovano nella parte sesta e settima del Piano Nazionale per la Famiglia, L’alleanza italiana per la famiglia, adottato dal Governo nello scorso anno, ove si indica nel Centro per la Famiglia, sia come luogo e spazio di servizi gestiti dai Comuni in raccordo con le associazioni e il terzo settore, sia come luoghi gestiti da associazioni di volontariato che promuovono sul territorio una cultura della cura e della solidarietà tra famiglie, lo strumento strategico per facilitare la conoscenza e l’accesso ai servizi di welfare comunitari in una visione relazionale. Tra le forme indicate e che auspichiamo potranno essere sostenute anche economicamente dal Piano, ci pare allo stato interessante e realizzabile per la nostra realtà l’organizzazione di un Centro unificato come sede di sportello informativo e orientamento per la Famiglia, nodo di connessione con la più ampia rete di servizi pubblici e del privato sociale che erogano servizi e prestazioni per le famiglie, oltre che spazio di incontro e dialogo comunitario per le famiglie e di ricerca di soluzioni di auto-mutuo aiuto. Un Centro per la Famiglia con queste iniziali caratteristiche operative può utilmente ed efficacemente essere progettato e gestito in collaborazione tra la rete dell’associazionismo familiare del Forum e gli organismi dell’ambito ecclesiale su base diocesana, mettendo in rete e rendendo così più visibile, previa opportuna mappatura, i riferimenti e l’insieme delle iniziative e attività degli enti, organismi e associazioni che sul territorio realizzano servizi e prestazioni a favore della famiglia. La gestione dello sportello informativo si ispira in particolare al principio della sussidiarietà interna ed è orientata alla valorizzazione delle specifiche competenze degli aderenti, grazie al presidio e contributi professionali di una èquipe multidisciplinare. Il sostegno alle Famiglie immigrate Di particolare importanza poi l’integrazione della struttura con una sezione dedicata espressamente alle famiglie immigrate, esigenza più e più volte sollecitata dai responsabili diocesani degli Uffici di Pastorale Migranti.E’ questo infatti un rilevante segmento comunitario che presenta maggiori e particolari complessità sul piano dei legami familiari sul piano relazionale e affettivo, ed esige la presenza nella struttura di operatori adeguatamente formati ai criteri di inclusione sociale di carattere interculturale, con esperienze maturate anche nei servizi consultoriali. Particolare attenzione va dedicata ai delicati rapporti e alle esigenze delle donne immigrate e dei loro bambini, per favorire il superamento di barriere culturali e sociali e in tale presidio di fondamentale importanza è la presenza e l’apporto di Caritas e Migrantes, così come la collaborazione di mediatori culturali adeguatamente preparati e dei sacerdoti che seguono famiglie e gruppi cattolici di altra provenienza. Non mancano iniziative e buone pratiche sul territorio, in particolare a livello parrocchiale, cui fare riferimento, e sicuramente il loro coordinamento e rafforzamento su base diocesana sarebbe un originale e forte contributo per favorire la realizzazione degli obiettivi che le prossime Settimane Sociali si sono proposti. La proposta del Forum è di avviare uno studio di fattibilità progettuale con la creazione di un gruppo di lavoro congiunto tra ambito ecclesiale e le nostre associazioni per vocazione e competenze interessate al progetto, con il contributo delle Commissioni Famiglia e Vita, Sociale e Lavoro delle Conferenze Episcopali Regionali .Tanti carismi e vocazioni e una grande famiglia che, prima ancora di dare sostegno materiale, è capace di offrire un rapporto e una relazione con l’altro nella reciprocità, perchè nei luoghi della gratuità c’è speranza e futuro. Un modo per raccogliere anche le sollecitazioni di Papa Francesco che chiama la Chiesa con insistenza a riscoprire l’antropologia della povertà come condizione e condivisione dell’umano nelle periferie del nostro tempo e dei nostri territori.
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