Omelia Festa della dedicazione della Cattedrale

09-11-2025

Festa della dedicazione della Cattedrale

Ordinazioni diaconali

9 novembre 2025

Celebriamo nella gioia la festa della dedicazione della nostra Cattedrale, impreziosita oggi dal dono di tre nuovi diaconi che saranno ordinati a servizio della nostra Chiesa fiorentina. Nella comunione dei santi sentiamo la vicinanza particolare di tanti nostri fratelli e sorelle che hanno pregato in questo luogo e ora ci guardano e ci sostengono con simpatia dal cielo, affinché crescendo nella fede in Gesù morto e risorto, possiamo essere membra vive del corpo di Cristo che è la Chiesa.

Le letture della Parola di Dio vogliono aiutarci ad accogliere la grazia dello Spirito Santo che ci trasforma permettendoci di vivere la preghiera, in particolare la celebrazione eucaristica come fonte e culmine di tutta la vita cristiana (cf. LG 11). Adorazione, amministrazione della multiforme grazia di Dio, eccedenza del dono: sono tre idee presenti nei testi sulle quali possiamo brevemente soffermarci.

Il vangelo di oggi ci invita a meditare sul colloquio di Gesù con la donna samaritana. Al centro del dialogo c’è il tema del culto che piace a Dio: “I veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e verità”. Nel Vangelo di Giovanni, Gesù stesso è la verità che si è fatto via per condurci alla vita. L’adorazione consiste proprio in questa intima unione con Lui che possiamo vivere grazie al dono dello Spirito Santo. Nella preghiera di ordinazione dei diaconi chiederemo al Padre per loro un dono, di cui tutti in verità abbiamo bisogno: “Forti e perseveranti nella fede, siano immagine del tuo Figlio che non venne per essere servito, ma per servire e giungano con lui alla gloria del tuo regno”. Lo Spirito Santo è il dono che Gesù ci ha fatto della croce e che ci aiuta sempre a liberarci dalle false immagini di Dio, come quella di un padre padrone e non piuttosto di un amico fedele. Come ci ricorda il Salmo 103: “Egli non continua a contestare e non conserva per sempre il suo sdegno. Non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe. Come il cielo è alto sulla terra, così è grande la sua misericordia su quanti lo temono”. La vera adorazione è quella che ci permette di contemplare questo amore del Signore sempre più grande delle nostre miserie, delle nostre mediocrità.

La lettera di Pietro, facendo ricorso alla figura del buon amministratore della grazia di Dio, rivolge un’esortazione ai credenti, specialmente a quanti assumono un ufficio, un ministero nella Chiesa. Si tratta di conservare una carità fervente, di praticare l’ospitalità senza mormorazioni, di parlare con parole di Dio, di ricercare in tutto la gloria di Dio. Papa Francesco nel celebre discorso alla Chiesa italiana, pronunciato esattamente dieci anni fa in questa cattedrale, presentava in termini molto simili i tratti dell’umanesimo cristiano che si fonda sui sentimenti del Cristo: umiltà, disinteresse, beatitudine. Cari Luca, Peter, Jenson siate amministratori di quella grazia che il Signore ci dona per aiutarci a credere che la vera gioia e la vera libertà consistono nell’amare, nel servire. Diceva Papa Francesco: “Il nostro dovere è lavorare per rendere questo mondo un posto migliore e lottare. La nostra fede è rivoluzionaria per un impulso che viene dallo Spirito Santo. Dobbiamo seguire questo impulso per uscire da noi stessi, per essere uomini secondo il Vangelo di Gesù. Qualsiasi vita si decide sulla capacità di donarsi. È lì che trascende sé stessa, che arriva ad essere feconda”.

Adorazione, amministrazione. La terza idea è quella dell’eccedenza del dono. La prima lettura ci ha presentato la preghiera di Salomone in occasione della consacrazione del tempio di Gerusalemme. In essa, il re, rivolgendosi a Dio, si pone una domanda importante: “Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti, tanto meno questa casa che io ho costruito”. Il dono di grazia della presenza di Dio eccede i limiti dei luoghi di culto e questo ci invita a combattere le tentazioni della mondanità spirituale che ci portano a chiuderci in intimismi narcisistici vuoti e autoreferenziali, in cui non c’è spazio per i poveri, né attenzione per quanti non conoscono Dio. “La carità copre una moltitudine di peccati”, ci ricorda ancora la prima lettera di Pietro. Laddove i fratelli si amano, lì Dio si rende presente, infonde speranza e rafforza la nostra fede nella sua salvezza.

Due fratelli, uno scapolo e l’altro sposato, possedevano una fattoria dal suolo fertile, che produceva grano in abbondanza. A ciascuno dei due fratelli spettava la metà del raccolto. All’inizio tutto andò bene. Poi, di tanto in tanto, l’uomo sposato cominciò a svegliarsi di soprassalto durante la notte e a pensare: “Non è giusto così. Mio fratello non è sposato e riceve metà di tutto il raccolto. Io ho moglie e cinque figli, non avrò quindi da preoccuparmi per la vecchiaia. Ma chi avrà cura del mio povero fratello quando sarà vecchio? Lui deve mettere da parte di più per il futuro di quanto non faccia ora. È logico che ha più bisogno di me!” E con questo pensiero, si alzava dal letto, prendeva un sacco del suo grano, entrava furtivamente in casa del fratello e gli versava il sacco nel granaio. Anche lo scapolo cominciò ad avere questi attacchi durante la notte. Ogni tanto si svegliava e diceva tra sé: “Non è affatto giusto così. Mio fratello ha moglie e cinque figli e riceve metà di quanto la terrà produce. Io non ho nessuno, oltre a me stesso da mantenere. È giusto allora che il mio povero fratello che ha evidentemente molto più bisogno di me riceva la stessa parte?” Quindi si alzava dal letto e andava a portare un sacco di grano nel granaio del fratello. Una notte si alzarono alla stessa ora e si incontrarono ciascuno con in spalla un sacco di grano! Molti anni più tardi, dopo la loro morte, si venne a sapere la loro storia. Così, quando i loro concittadini decisero di costruire un tempio, essi scelsero il punto in cui i due fratelli si erano incontrati, poiché, secondo loro, non vi era un luogo più sacro di quello in tutta la città.

Fa’ o Signore che la nostra Cattedrale e tutte le nostre Chiese e i luoghi di culto siano sempre più punti di incontro tra fratelli e sorelle perché quanti li frequentano possano adorarti in spirito e verità, essere amministratori della tua multiforme grazia e riconoscere la tua presenza sempre più grande dei confini delle nostre istituzioni e dei nostri cuori.