Celebrazione in suffragio degli Arcivescovi defunti
Cattedrale di Santa Maria del Fiore
9 luglio 2026
Celebriamo l’Eucaristia in memoria degli Arcivescovi defunti ricordando in particolare quest’anno il Cardinale Silvano Piovanelli nel decimo anniversario della sua morte. Il Salmo responsoriale della Messa ci ha invitato a pregare con queste parole: “Fa splendere il tuo volto, Signore, e noi saremo salvi”. La luce perpetua che noi invochiamo perché possa splendere sui nostri fratelli defunti, giunge a noi oggi attraverso la Sacra Scrittura. Come ci ricorda San Pietro: la parola dei profeti, infatti, è come una lampada che brilla in un luogo oscuro, finché non spunti il giorno e non sorga nei nostri cuori la stella del mattino (cfr. 2 Pt 1,19). Le letture che abbiamo ascoltato ci offrono tre immagini, tre luci, sulle quali possiamo riflettere: il cuore di Dio, l’unica tunica, la polvere dei piedi.
La prima immagine del cuore di Dio si trova nel testo di Osea al capitolo 11. Così dice il Signore: «Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione. Non darò sfogo all’ardore della mia ira, non tornerò a distruggere Èfraim, perché sono Dio e non uomo; sono il Santo in mezzo a te e non verrò da te nella mia ira» (Os 11,8-9). Se nella prima parte del libro, il profeta Osea aveva fatto ricorso all’immagine dello sposo tradito dalla moglie per parlare della difficile relazione fra Dio e il suo popolo, qui utilizza piuttosto quella del padre che ha cura di suo figlio: «Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore, ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia, mi chinavo su di lui per dargli da mangiare» (Os 11,4). Il messaggio, tuttavia, è identico con l’invito a conoscere chi è davvero il Signore: “Sono Dio e non uomo”. Il cuore di compassione del padre per il figlio ribelle, lo porta a farsi prossimo di colui che ha peccato per condurlo alla vera libertà nella relazione con Lui. Diceva in proposito Papa Francesco: «Per Lui tu sei realmente prezioso, non sei insignificante, sei importante per Lui, perché sei opera delle sue mani. Per questo ti dedica attenzione e ti ricorda con affetto. Devi avere fiducia nel ricordo di Dio: la sua memoria non è un “disco rigido” che registra e archivia tutti i nostri dati, la sua memoria è un cuore tenero di compassione, che gioisce nel cancellare definitivamente ogni nostra traccia di male. Non vuole tenere il conto dei tuoi errori e, in ogni caso, ti aiuterà ad imparare qualcosa anche dalle tue cadute. Perché ti ama. Cerca di rimanere un momento in silenzio lasciandoti amare da Lui. Cerca di mettere a tacere tutte le voci e le grida interiori e rimani un momento nel suo abbraccio d’amore» (Christus Vivit, 115).
La seconda immagine è quella dell’unica tunica da viaggio. Essa si trova nel testo del Vangelo, tratto dal discorso missionario del capitolo 10 di Matteo. Gesù, inviando i suoi discepoli, insiste più sullo stile del loro andare che non sui contenuti del loro parlare: «Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento» (Mt 10,8-9). La fede in Gesù, nella sua misericordia e nel suo perdono, cresce nella misura in cui andiamo verso gli altri, cercando di rendere ragione della speranza che è in noi, con le nostre opere prima che con le parole. Diceva il Cardinale Piovanelli in proposito: “Al gregge, lo dice il Vangelo, appartengono non solo le pecore dentro l’ovile, ma anche quelle che sono sparse sui monti. Questa convinzione deve entrare nella mentalità e nella consapevolezza di tutti, soprattutto dei più vicini: devono sentire la parrocchia non come il gruppo che si distingue dagli altri, la comunità di élite, ma, semmai, il gruppo di quelli che più degli altri cercano di andare incontro, di mescolarsi alla gente, di essere, insomma, missionari. Ci sono due dimensioni che bisogna comunque mettere insieme: quella della comunione, che fa perno sull’unica fede, sull’eucaristia, sulla carità; e quella della missione per cui continuamente usciamo da noi, dai nostri luoghi di culto, per andare agli altri”. L’unica tunica da portare ci permette di avere l’umiltà di chiedere aiuto, ospitalità alle persone alle quali il Signore ci invia. La tunica di ricambio, il bicchiere di acqua fresca offerti ci aiutano così a entrare in relazione con le persone, a trovare il modo per inculturare il Vangelo, uscendo da noi stessi, dai nostri schemi mentali limitati, dalle nostre abitudini.
La terza immagine è quella del gesto di scuotere la polvere dai piedi. «Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi» (Mt 10,14). Non si tratta di esprimere un giudizio, una condanna sulle persone, ma piuttosto di compiere un gesto profetico, volto a risvegliare le coscienze addormentate di quanti lo osservano.
Siamo chiamati ad aprirci al dono dello Spirito Santo capace di suscitare in noi la creatività nel parlare lingue nuove, intercettando intorno a noi i segni della sete di senso, di una vita piena e autentica.
In una bella omelia in occasione dell’ordinazione di sette nuovi preti, il Cardinale Silvano parlò di un impegno che chiedeva a se stesso prima di chiederlo agli altri. Queste le sue parole: «Non aver paura della coerenza evangelica. Marschall, nel suo romanzo “A ogni uomo un soldo”, racconta che l’unico amico comunista Bessier aveva portato all’abate Gaston un aviatore inglese. Bisognava portarlo da Parigi a Lione, eludendo la severa sorveglianza dei tedeschi. “Certo che vi aiuto”, gli disse. Non aveva nessun desiderio di aiutarlo, perché questa era una cosa troppo pericolosa, ma si era fatto prete appunto per fare le cose pericolose e il Signore sosteneva i suoi preti, quando facevano le cose pericolose, come aveva promesso il Vangelo».
Donaci Signore di lasciarci accogliere nella profondità del tuo cuore pieno di compassione, per crescere nella nostra più autentica identità di discepoli missionari, sempre più liberi dalla paura di fare le cose pericolose del Vangelo.
