2025 – PERCHE’AVVALERSI DELL’INSEGNAMENTO DELLA RELIGIONE
Dal 21 gennaio al 10 febbraio 2025 dovranno essere effettuate le iscrizioni alle classi prime dei diversi ordini e gradi di scuola e ,come nei precedenti anni la domanda deve essere presentata on line utilizzando il sito ministeriale (le scuole paritarie non hanno obbligo di iscrizioni on line); per l’iscrizione alla scuola dell’infanzia si deve usare invece il cartaceo. Nel modello da compilare deve essere indicata la scelta di avvalersi o meno dell’insegnamento della religione cattolica (IRC).I Vescovi invitano nel loro messaggio ad “accogliere questa possibilità ,grazie alla quale nel percorso formativo entrano importanti elementi etici e culturali insieme alle domande di senso che accompagnano la crescita individuale e la vita del mondo”.
Mentre leggevo il messaggio della Presidenza CEI per la scelta dell’IRC , mi è tornato in mente un servizio televisivo trasmesso nel recente periodo natalizio. A parecchi adolescenti un giornalista poneva delle domande sul Natale :” Dove è nato Gesù” le risposte si son divise tra il “non so” e “a Gerusalemme” ;”Se Gesù non fosse morto, quanti anni avrebbe ora?” ”Cento ,centocinquanta”; “Perché siamo nel 2025?” “ Boh!”.. Il fatto che a semplici domande di carattere culturale e non religioso i ragazzi intervistati non abbiano saputo rispondere è segno della crisi che stiamo attraversando e che il cardinale Zuppi chiama “inverno”: inverno demografico, sociale ed educativo. Benedetto XVI, nella magistrale Lettera alla Diocesi di Roma, affermava “Educare non è stato mai facile e oggi sembra diventare sempre più difficile. Si parla di una grande “emergenza educativa” confermata dagli insuccessi a cui spesso vanno incontro i nostri sforzi per formare persone solide, capaci di collaborare con gli altri e di dare un senso alla propria vita … Anima dell’educazione (vedi “ Spe salvi”) come dell’intera vita è una speranza affidabile. Oggi la nostra speranza è insidiata da molte parti e rischiamo di diventare come gli antichi pagani “uomini senza speranza e senza Dio in questo mondo (Ef.2,12).Proprio qui nasce a difficoltà più profonda per una vera opera educativa: alla radice della crisi dell’educazione c’è infatti una crisi di fiducia nella vita”. Papa Francesco ha voluto dedicare il Giubileo al tema “Pellegrini della speranza” e i Vescovi sottolineano come “il tema della speranza provoca in modo speciale il mondo dell’educazione e della scuola, luogo in cui prendono forma le coscienze e gli orientamenti di vita e si pongono le basi delle future responsabilità.”
Quale speranza dà senso all’esistenza? DI fronte alle domande più profonde degli studenti, i docenti di religione-affermano i Vescovi -unendo alle competenze professionali l’attenzione ai singoli alunni si possono definire “testimoni di speranza” ;essi mentre offrono le ragioni della speranza che li muove, accompagnano coloro che stanno crescendo a scoprire la bellezza e il senso della vita senza cedere alle tentazioni dell’individualismo e della rassegnazione che soffocano il cuore e spengono i sogni”.
Nella scelta dell’IRC, oltre a riflettere sulle motivazioni date dai Vescovi è bene tener presente anche quanto affermato dalla Legge 121/1985,art9 ,”La Repubblica Italiana, riconoscendo il valore della cultura religiosa e tenendo conto che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano, continuerà ad assicurare, nel quadro delle finalità della scuola, l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche di ogni ordine e grado”. Lo Stato riconosce il valore pedagogico e culturale dell’IRC, materia curriculare facoltativa che arricchisce il percorso scolastico di ciascun allievo, contribuendo alla piena formazione di persone e cittadini, capaci di dialogo e di rispetto delle differenze in un contesto di pluralismo culturale e religioso. Scegliere l’insegnamento della religione cattolica non significa dichiararsi credenti o cattolici, significa avvalersi di una disciplina che si ritiene abbia un valore e una specificità propria per la crescita della persona e per la comprensione della storia e della cultura della Italia. Anche studenti provenienti da altri Paesi di cultura e religioni diverse possono ,avvalendosi del’IRC comprendere meglio le tradizioni, la letteratura e l’arte della terra dove son venuti a vivere e apprezzare i valori proposti dal Cristianesimo . Conoscere anche la nostra religione, che si fonda sulle radici greco-giudaiche, ci farebbe chiedere che significa per l’uomo di oggi il messaggio che Cristo ha dato a tutti “amatevi come io vi ho amati “ soprattutto in questo periodo di guerre, o elementarmente non ignorare che Gesù è nato a Betlemme e che la nostra era inizia con la sua nascita.
Avvalersi dell’IRC aiuta infine a cercare risposte alle domande fondamentali dell’ esistenza, che Leopardi poneva alla luna, e scoprendo la bellezza di costruire il proprio progetto di vita come” pellegrini di speranza”.
Maria GUIDA
