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Lunedì 1 Settembre 2014
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[At 10,34a-37-43; Sal 117; Col 3,1-4; Gv 20,1-9]
Pasqua di Risurrezione
Cattedrale di Santa Maria del Fiore

OMELIA


         «Lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno» (At 10,39-40), proclamano gli apostoli a riguardo di Gesù di Nazaret. Un annuncio strabiliante e umanamente difficile da accogliere: come si può sfuggire al potere della morte? Non è forse la morte il nemico invincibile dell'umanità? Il poverello di Assisi la chiamava «sora nostra morte corporale», ma ammoniva al tempo stesso «da la quale nullu homo vivente pò skappare» (Francesco d'Assisi, Cantico delle creature)! Neppure il Figlio di Dio, fattosi uomo, aveva potuto sottrarsi al suo potere, ma i suoi discepoli, un tempo impauriti e fuggiaschi, ora con un coraggio che sprezza ostilità e persecuzioni vanno proclamando che quel nemico Gesù l'ha vinto e loro ne sono «testimoni prescelti da Dio», perché hanno «mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti» (At 10,41).


Non era stato facile giungere a questa certezza. Tutto era iniziato al mattino del primo giorno della settimana, al terzo giorno dalla morte in croce del Maestro, «quando era ancora buio», quando Maria di Magdala, con un gruppo di donne, si era recata al sepolcro di Gesù e aveva visto che «la pietra era stata tolta dal sepolcro» (Gv 20,1). Nulla poteva indurla a credere che il morto fosse risuscitato, e infatti corse da discepoli con ben altra convinzione: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!» (Gv 20,2). Un trafugamento di cadavere, cosa che può accadere secondo le logiche umane. La fede nella risurrezione non scaturisce come creazione di menti e cuori che non volevano accettare la morte del Maestro, ma al contrario si impone pian piano contro le loro visioni umane troppo anguste. Il primo passo lo fanno Pietro e il discepolo amato, che corrono al sepolcro e constatano che esso è vuoto: vi sono solo «i teli posati là, e il sudario ' che era stato posto sul suo capo ' non posato là con i teli ma avvolto in un luogo a parte» (Gv 20,6-7). Questa visione conduce il discepolo amato alla fede: «Vide e credette» (Gv 20,8), ma l'evangelista annota che per giungere alla comprensione di ciò che era accaduto occorreva ancora confrontarsi con la parola di Dio: «Non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti» (Gv 20,9). È quanto farà Gesù stesso nelle successive apparizioni ai discepoli, e dall'incrocio tra intelligenza delle Scritture e realismo delle apparizioni, fino alla condivisione del pasto, scaturirà la fede pasquale che i testimoni annunciano al popolo.


         Al centro di questo annuncio sta non una teoria ma un fatto. Colui che era morto è risorto, in lui è aperta a tutti gli uomini la strada della vittoria sulla morte e della risurrezione. La risurrezione di Cristo è il centro della fede e il fondamento della speranza cristiana. Se la morte è stata vinta, questo significa che non ci può essere male nella vita degli uomini che possa prendere definitivamente il predominio su di noi.


         Come risuona consolante questa parola in questo tempo di ansia e di oscurità che stiamo vivendo. Lo percepiamo evidente sul piano delle vicende economiche, ma siamo anche consapevoli che il disagio ha radici ben più profonde. È una società e un mondo tutto che si sta sfaldando nei suoi fondamenti. Troppe angosce ci assalgono: le minacce alla vita umana ancor prima del suo sorgere e nei suoi momenti più deboli; le numerose violazioni dei diritti umani, non ultime le persecuzioni contro i credenti; i focolai di guerra mai del tutto domati in varie parti del mondo; le ancora numerose popolazioni schiave della fame e della sete; un ambiente sconvolto dall'uomo che lo sfrutta senza rispettarlo; l'impudente uso delle ricchezze e l'irresponsabile gestione delle finanze; lo scollamento dei legami sociali, con il venir meno dell'attenzione verso il prossimo, in particolare i più deboli e i più poveri; la crisi del lavoro che tormenta soprattutto i giovani; la fragilità della famiglia e gli attacchi ideologici alla sua identità; gli interrogativi posti dalle manipolazioni sull'uomo e sul mondo che le nuove tecnologie sembrano permettere. Potremmo continuare ancora per molto e ispessire ulteriormente la coltre di nubi che grava la mente e il cuore degli uomini e delle donne del nostro tempo.


La risposta che gli uomini hanno tentato di darsi in una prospettiva senza Dio ha preso il nome di progresso, ma esso è stato troppo spesso portatore di involuzioni e contraddizioni, nuove schiavitù e nuove sperequazioni per poter affidare ad esso e al suo mito le nostre vite. «Noi tutti siamo diventati testimoni di come il progresso in mani sbagliate possa diventare e sia diventato, di fatto, un progresso terribile nel male. Se al progresso tecnico non corrisponde un progresso nella formazione etica dell'uomo, nella crescita dell'uomo interiore (cfr Ef 3,16; 2Cor 4,16), allora esso non è un progresso, ma una minaccia per l'uomo e per il mondo» ha ricordato Benedetto XVI (Spe salvi, 22). «Non è la scienza che redime l'uomo. L'uomo viene redento mediante l'amore», continua ancora il Papa (Spe salvi, 26). Ed è l'esperienza di un amore non fragile ma sicuro, non limitato ma infinito quella che appare a noi nel mistero del Crocifisso Risorto.


Affermare la risurrezione di Cristo non è per noi quindi soltanto asserire qualcosa che riguarda il passato, come un fatto realmente accaduto, un dimensione della fede peraltro non secondaria ma che non può esaurirsi in se stessa. Da questa affermazione che riguarda la storia ' l'Uomo di Nazaret è veramente risorto da morte, il suo sepolcro era vuoto, i suoi discepoli hanno mangiato con lui sperimentandolo vivente ' ne consegue un'affermazione che riguarda ogni momento della storia e quindi il nostro presente e la nostra vita: c'è una speranza che oltrepassa ogni male e ogni morte, fondandosi su quell'amore che si è dato a noi sulla croce e che continua a comunicarsi nella presenza di Gesù in mezzo a noi. Per chi crede in Gesù e nel suo amore nulla è impossibile. Da lui, dalla sua parola e dalla sua vita, nasce un modello di esistenza umana capace di risanare questo mondo dai suoi mali. Il mondo nuovo può iniziare da qui, se accettiamo di entrare in comunione con Gesù, anche se tutto sarà pienamente manifestato quando Cristo ci accoglierà nella sua gloria, come ha ricordato san Paolo, perché la speranza cristiana ha un orizzonte eterno. La speranza non è vana, perché Cristo è risorto. Possiamo con coraggio affrontare la vita in compagnia di lui.


L'annuncio della Pasqua appare come una pretesa irragionevole per menti puramente umane ' la pretesa che la morte possa essere vinta! ' ma è anche al tempo stesso l'unica parola che può colmare l'attesa profonda del nostro cuore, essendo tutte le altre risposte ' quelle che non riescono a liberarci dalla morte ' destinate alla fine alla delusione che accompagna ciò che non ci basta. A tutti oggi la Chiesa, sul fondamento della testimonianza degli apostoli, rinnova l'invito a dare compimento alle attese del cuore facendole illuminare dal dono di una rivelazione che la fede squarcia di fronte ai nostri occhi.


Giuseppe card. Betori


Arcivescovo di Firenze


08/04/2012S.Ecc.za Rev.ma Mons. GIUSEPPE BETORI