OMELIA
La giornata mondiale della vita consacrata invita tutta la comunità cristiana a riflettere sul dono che Dio fa alla sua Chiesa mediante la chiamata di tanti nostri fratelli e sorelle a vivere più da vicino il loro rapporto con Cristo mediante un’attuazione singolare dei consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza.
È una riflessione in cui ci lasciamo guidare dalle letture bibliche proposte dalla liturgia nell’odierna festività, che culminano nella pagina evangelica che narra appunto l’ingresso del Figlio di Dio divenuto uomo nel suo tempio.
È un momento di ulteriore rivelazione e manifestazione del Verbo incarnato, ma è anche un momento in cui questa esistenza del Figlio di Dio nel tempo appare da subito come una offerta di sé, al Padre e in lui all’umanità.
Fare della propria vita un’offerta è il significato profondo della consacrazione, ritenere cioè che la propria vita si realizzi non tenendola per sé ma donandola a Dio e ai fratelli. Gesù nella sua predicazione fare di questo punto il passaggio che qualifica l’esistenza del discepolo. “Chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà” (Mt 16,25).
Ma non solo dobbiamo guardare a Gesù come modello di donazione di sé, ma dobbiamo guardare anche a quanti lo circondano, per capire come anche noi possiamo incontrarlo e riconoscerlo. Perché questo è l’unico scopo significativo della nostra vita, come ci insegna Simeone.
E lo stesso Simeone ci insegna che a Gesù può condurci solo l’illuminazione dello Spirito Santo. La preghiera allo Spirito, che è il dono per eccellenza del Padre, come insegna Gesù (“Il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!”), è il primo dovere della vita consacrata.
Un secondo elemento che emerge nel racconto evangelico è il riferimento alla passione del Signore. Già dalla sua infanzia egli è segnato dalla prospettiva della croce. È questa a dare senso alla sua esistenza. Solo nella croce anche la nostra esistenza prende senso ultimo.
Ma anche per noi la vita donata diventa segno di contraddizione nel mondo. Anzi, la misura della verità della croce sta nell’emergere della contraddizione, che è il prezzo che dobbiamo pagare alla nostra autenticità.
Infine, come per Anna, incontrare Gesù fa sorgere un irrinunciabile bisogno di parlare di lui agli altri, di farsene testimoni. In questa proiezione missionaria si compie il senso della vita consacrata.